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di Luciana Cimino

Il Manifesto, 6 luglio 2025

Ius scholae Tace lo staff di Meloni. La Lega: “Il ministro degli esteri se ne faccia una ragione”. Ogni estate, e questa non fa eccezione, il vicepremier Antonio Tajani ripropone il dibattito sullo ius scholae, così come la tv le repliche della principessa Sissy. Le ragioni del segretario di Forza Italia per forzare la discussione sono note e diverse (la rivalità con Matteo Salvini e le direttive che gli arrivano dalla famiglia Berlusconi), meno chiara è la sua tattica, se ne ha una.

Ieri, da Tolfa dove era in corso Anumam, un evento delle giovanili di Fi, Tajani è tornato a insistere sul suo progetto sulla cittadinanza che neanche 24 ore sembrava aver messo da parte, registrando la netta contrarietà della presidente del Consiglio. Giorgia Meloni venerdì sera, ospite nella masseria di Bruno Vespa, aveva sentenziato che bisognava concentrarsi sulle “priorità indicate nel programma e la cittadinanza non è tra queste”. Per poi rincarare: “Nel merito personalmente non considero corretto o utile concedere la cittadinanza a un minore se i suoi genitori sono ancora stranieri”.

Il ministro degli Esteri, davanti ai giovani del suo partito, non ha potuto far altro che mostrarsi risoluto e replicare alla premier che lo Ius Italiae, come preferisce chiamarlo, è “assolutamente in sintonia con il programma del centrodestra”. “Vogliamo aprire un dibattito ne parlamento, non c’entra nulla il governo”, spiega Tajani, per poi tirare la stilettata ai meloniani: “Nella scorsa legislatura anche FdI era favorevole”. Ma non essendo di certo noto come persona coraggiosa, l’azzurro poi premette che, certo, bisogna portare prima “a termine la riforma della giustizia”, definita, assieme al taglio delle tasse, la “priorità delle priorità” (soprattutto per i suoi rapporti con gli eredi del Cavaliere).

Dall’entourage della presidente del Consiglio non rispondono, anche per lasciare l’impressione che il contendere sia tutto tra i suoi alleati. Infatti è la Lega a far partire una batteria di dichiarazioni dal tono congiunto: “Con la Lega al governo, la priorità resta la nostra gente. Lo ius scholae lo lasciamo a chi sogna un Paese senza identità e senza regole”, “Tajani se ne faccia una ragione”. Neanche dall’opposizione arriva il sostegno alla proposta azzurra: “È persino più regressiva della legge attuale”, spiega il segretario di PiùEuropa Riccardo Magi che denuncia anche “l’indecenza di utilizzare il tema della cittadinanza come merce di scambio ai tavoli del centrodestra, per strappare qualche strapuntino”. Trattativa ancora in corso, come dimostra il pasticcio della maggioranza sull’aumento dei pedaggi autostradali contenuto in un emendamento al dl Infrastrutture, poi ritirato. In quel caso la polemica interna sulla paternità della misura, riguardava FdI e il Carroccio. A domnda Tajani ha perfidamente risposto: “Mi pare un problema risolto, ma noi non siamo stati coinvolti”.