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di Andrea Scutellà

La Sentinella del Canavese, 23 settembre 2026

Era in carcere in custodia cautelare, seppur fosse semi infermo mentalmente. Condizione dovuta a una patologia psichiatrica riconosciuta nell’ambito di due diversi procedimenti penali a suo carico. Lunedì 21 alle ore 23 gli agenti della polizia penitenziaria di Ivrea lo hanno trovato senza vita all’interno della sua cella. Ora la procura di Ivrea ha aperto un fascicolo per chiarire i contorni della sua morte, in particolare il tipo di trattamento a cui era sottoposto e se riuscisse a seguirlo. Il pm Ludovico Bosso, nelle prossime ore, disporrà l’esame autoptico.

Prima la struttura, poi il carcere - La vicenda giudiziaria del 42enne originario di Venaria Reale ha inizio nel 2023, quando viene condannato per stalking ai danni di un vicino di casa. La pena viene però sospesa per la semi infermità, appunto, e come misura di sicurezza l’uomo viene messo all’interno di una struttura. Fino a quando, nel 2025, non dà in escandescenze spaccando anche la struttura. È accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il processo era attualmente in corso e all’uomo era già stata riconosciuta la semi infermità mentale. Era in carcere, appunto, in custodia cautelare perché all’interno della struttura non sarebbe potuto tornare.

L’udienza del 24 settembre - La prossima udienza sarebbe stata il 24 settembre. Il suo avvocato, Mario Benedetto, spiega: “Lo avevo visto recentemente e non mi sembrava stesse particolarmente male rispetto alla sua solita condizione. A posteriori però è sempre difficile parlare. Sicuramente ci troviamo di fronte al caso di una persona fragile che purtroppo ha deciso di togliersi la vita, spero vengano fatti accertamenti sulla continuità nel seguire la terapia e se in effetti era controllato”.

Quattro suicidi in un carcere piemontese in un mese - Nell’ultimo mese è il quarto suicidio in un carcere piemontese. Gli altri tre a Biella, Verbania e Torino. Tanto che la consigliera di Avs, Alice Ravinale, aveva presentato un’interrogazione: “perché la Garante Regionale di presenti la relazione annuale che il suo ruolo prevede e che ad oggi non è ancora stata depositata, nonostante sia passato più di un anno dalla sua nomina: che venga a riferire in Consiglio una verifica sull’effettiva applicazione dei protocolli contro il rischio suicidario. Occorre affrontare insieme salute, sovraffollamento, personale e condizioni di detenzione”.

La garante Monica Formaiano è poi intervenuta sulla vicenda di Ivrea, spiegando che “la sequenza ravvicinata di suicidi rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme che non può più essere ignorato perché dietro ogni morte c’è una persona con le proprie sofferenze, il proprio vissuto e una responsabilità collettiva. Come comunità civile - ha aggiunto - non è più sufficiente indignarsi: s’impone una risposta immediata sul fronte della prevenzione e sulla situazione complessiva degli Istituti penitenziari piemontesi. Prevenire queste tragedie significa investire nell’adeguatezza dei servizi sanitari penitenziari come la salute mentale e il sostegno psicologico e nella costruzione di percorsi individuali rivolti soprattutto alle persone più fragili e vulnerabili”. Il sindacato Osapp aveva denunciato per primo l’accaduto precisando che si trattava di “quanto avevamo già preannunciato dopo Biella e Verbania. Con il 30% di polizia penitenziaria in meno negli istituti continueremo ad assistere a drammi inaccettabili. Le carceri italiane sono ormai al completo sfascio e nella più totale disorganizzazione: servono interventi immediati senza ulteriori ritardi”.