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di Lorenzo Zaccagnini

La Sentinella del Canavese, 18 novembre 2024

La consigliera regionale Ravinale (Avs) in visita nella struttura di corso Vercelli. Sono ben 156 gli episodi di autolesionismo registrati tra le mura del carcere di Ivrea nel corso dei primi 10 mesi del 2024. Circa uno ogni 2 giorni; un aumento di oltre il 50% rispetto ai 94 rilevati a dicembre dello scorso anno dall’associazione Antigone. È quanto evidenziato dalla consigliera regionale di Alleanza verdi sinistra (Avs) Alice Ravinale che, insieme alla collega Valentina Cera, ha visitato il carcere di Ivrea venerdì 8 novembre. Un indicatore grave di quanto sia critica la situazione all’interno della casa circondariale eporediese, ma non l’unico: circa 160 sono i provvedimenti disciplinari da inizio anno, 50 le proteste, con anche scioperi della fame o della sete, e 50 gli episodi di resistenza a pubblico ufficiale. Un problema la cui causa la consigliera fa risalire, tra le altre cose, anche a un ricorso troppo frequente a trattamenti psichiatrici.

Un problema già saltato fuori altre volte quando si parla del carcere di Ivrea, ma comune alla maggioranza delle strutture detentive. “L’uso di psicofarmaci tra la popolazione carceraria è 5 volte maggiore rispetto alla media delle persone fuori - ha affermato Ravinale durante l’ultimo consiglio regionale, quando si è parlato delle condizioni della polizia penitenziaria -. L’utilizzo prescritto di psicofarmaci ha creato un’epidemia di dipendenza indotta nella popolazione carceraria; ci si chiede se per sedare dei disturbi o dei disturbanti. Da qui hanno avuto origine diverse rivolte, da parte di chi vuole farsi prescrivere il Rivotril o il Lyrica, farmaci prescritti con molta cautela perché ritenuti troppo forti e di cui invece in carcere si abusa. Tutto questo nell’annus horribilis dell’universo carcerario italiano, con un livello di sovraffollamento mai raggiunto dalla sentenza Torregiani e 87 persone morte suicide, di cui 7 agenti. Se miglioreranno le condizioni di detenzione, allora miglioreranno anche le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria”.

Una criticità che si assomma alla perenne carenza di organico che affligge tutti i reparti, dagli agenti di sicurezza al personale medico ed educativo, finanche ai magistrati di sorveglianza. Questo forse l’aspetto più incisivo sulla condizione mentale dei detenuti, i quali spesso devono attendere tempi lunghissimi per vedersi accolte anche le richieste più semplici. Tempi che in carcere diventano un’eternità.

“I comportamenti autolesivi sono un’espressione di malessere, causato soprattutto dal sovraffollamento e dalle difficoltà nei trasferimenti - commenta il garante dei detenuti di Ivrea Raffaele Orso Giacone -. Il problema è che a oggi molte strutture sono impraticabili. Infatti da poco vi sono stati diversi trasferimenti dalla Liguria verso il carcere di Ivrea. Questo crea un forte rallentamento e molto stress. Posso fare l’esempio di un detenuto che attende risposta a un trasferimento richiesto per stare più vicino alla famiglia da ormai 20 mesi”.

“In carcere si sta sempre peggio - racconta Armando Michelizza, presidente dell’associazione dei volontari penitenziari Tino Beiletti -. Le richieste di aiuto di ogni tipo che intercettiamo non fanno che aumentare e ogni sera passa un carrello a distribuire enormi quantità di psicofarmaci. In carcere ci si fa male per essere ascoltati. Credo anzi che una parte dei suicidi siano casi finiti male di persone che tentavano di attirare l’attenzione. Oggi abbiamo 3 educatrici su una popolazione carceraria di 270 persone circa, le persone fanno di tutto per avere un colloquio”.

Per cercare di dare risposta a tutti questi problemi, circa 25 Comuni canavesani hanno risposto al recente appello lanciato dalle associazioni che svolgono attività di volontariato in carcere, impegnandosi a trovare attività esterne volte al reinserimento dei detenuti. Previsto per questa settimana un primo incontro con il comune di Ivrea, per definire in che modo quest’ultimo possa fare da sostegno ai Comuni più piccoli in questo compito.