di Alessandro Previati
La Stampa, 3 marzo 2026
Si chiama “Seconda chance” e già il nome dice tutto. È un’associazione di volontariato, su scala nazionale, che si occupa di procurare opportunità di lavoro ai detenuti. Da qualche mese l’associazione, nata nel 2022 dall’attività della giornalista del TgLa7 Flavia Filippi, ha avviato il progetto anche al carcere di Ivrea. I primi detenuti hanno trovato lavoro al McDonald’s di Pavone.
“Ci occupiamo di mettere in contatto il mondo del lavoro con quello delle carceri - spiega Matteo Zordan di Seconda chance - in particolare di trovare imprenditori disposti a concedere una seconda opportunità a chi ha sbagliato”. In questi anni, a livello nazionale, l’associazione di volontariato ha garantito oltre 700 posti. A beneficio dei detenuti, ovviamente, ma anche delle imprese perché esistono agevolazioni per chi assume, senza contare l’impatto sociale.
“Quando un detenuto esce dal carcere, se ha un reddito probabilmente non tornerà più a delinquere. In Italia il tasso di recidiva è del 70% ma scende al 2% se il detenuto, quando torna in libertà, ha un lavoro. Di fatto si tratta di un investimento per una società più sicura”. L’associazione, che porta anche formazione, sport, svago e altri tentativi di migliorare la condizione della popolazione carceraria, sta da tempo concentrando i propri sforzi sul reinserimento. “È senza dubbio un mezzo per avere strade più sicure - conferma Martina Piazza, criminologa e volontaria di Seconda chance - siamo alla ricerca di imprenditori coraggiosi e invitiamo le imprese del territorio a contattarci perché il loro supporto è determinante per il progetto”.
Tra gli imprenditori coraggiosi, in Canavese, figura senza dubbio Marco Bragonzi, licenziatario McDonald’s di Pavone che ha avuto modo di lavorare con “Seconda chance” anche ad Aosta. “Un’esperienza positiva - racconta - a fare la differenza sono stati i colloqui, dove ti rendi conto di avere di fronte ragazzi che hanno commesso degli errori ma che sono arrivati ad un punto in cui vogliono svoltare. Ovviamente tutti quelli che incontriamo vengono prima preselezionati dal carcere perché sono numerosi i requisiti che vanno rispettati”.
Mesi di lavoro tra colloqui, regolamenti, burocrazia, tribunali. Alla fine il percorso su Ivrea, fin qui, ha garantito l’inserimento di un paio di ragazzi assunti a tempo indeterminato. “I risultati, da imprenditore, sono molto buoni - aggiunge Bragonzi - al netto degli incentivi, che non sono comunque immediati, la nostra esigenza era quella di trovare persone che avessero voglia di lavorare e di mettersi in gioco. E le abbiamo trovate. Per loro è un cambio di vita epocale e quindi, anche a livello lavorativo, danno veramente tutto”.











