di Floriana Rullo
Corriere di Torino, 24 marzo 2023
Per la Procura c’era un clima di sopraffazione. Il 3 agosto del 2022 il vicecomandante pro tempore redige una notizia di reato nei confronti di un detenuto per violenza e minaccia nei suoi confronti, per oltraggio a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato: quel documento ha invece portato alla sua sospensione. Hanno legato con del nastro adesivo tre detenuti, poi li hanno picchiati e seviziati. Sono ventitré gli agenti della polizia penitenziaria di Biella sospesi dal servizio. Sono tutti accusati di tortura di Stato, commessa all’interno del carcere nei confronti di tre detenuti. Era il 6 febbraio scorso quando “il gip, su richiesta dei pm, aveva ordinato l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari a carico del vice comandante pro-tempore, riservandosi, all’esito degli interrogatori, sull’applicazione delle richieste di misure interdittive nei confronti degli altri ventisette agenti coinvolti” riferisce la Procura.
L’ordinanza è stata eseguita dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Biella. Il procedimento della Procura, coordinata dalla procuratrice Teresa Angela Camelio, era partito da una comunicazione di notizia di reato del 3 agosto 2022, redatta dal vicecomandante pro-tempore, nei confronti di un detenuto che veniva deferito in stato di libertà per violenza e minaccia nei suoi confronti, nonché per oltraggio a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato.
Tutto era nato da uno screzio tra il commissario e un detenuto 23enne di nazionalità marocchina. Quando l’uomo rientra in cella e comincia a dare segnali di disagio intervengono medico e infermieri. Il loro intervento non basta, l’uomo è sempre più agitato, arriva a sbattere la testa contro il vetro della finestra. Gli agenti indossano i guanti e in sette lo tirano fuori dalla cell,a già ammanettato dietro la schiena, lo afferrano per le gambe e gliele imprigionano con del nastro adesivo, pratica vietata da un articolo della legge sull’ordinamento penitenziario come rimarca la Procura.
Nel corso dell’operazione forse qualcuno gli si inginocchia sulla schiena, quando tenta di rialzarsi viene tenuto giù da un piede. Tutto ripreso dalle telecamere interne. Le indagini della Procura, partite con quel caso, consentivano di verificare altri atti di violenza fisica ai suoi danni in almeno in altre due occasioni. Così come capita anche con altri due detenuti. Ma solo uno di loro decide di procedere penalmente nei confronti del Commissario. Gli altri hanno paura invece di subire ripercussioni. Interrogati e visionate anche le telecamere all’interno del carcere di Biella, nonché nei referti medici, sono state emesse le misure cautelari e interdittive. Si parte da sei mesi, per poi passare a otto e infine a un anno. Secondo la Procura, in carcere a Biella esisteva “un metodo punitivo e un clima di generale sopraffazione creato e coltivato dal vice commissario, con la complicità e la connivenza di altri agenti della polizia penitenziaria”: una tesi che secondo il gip “trova precisi elementi di sostegno”. Sono stati già annunciati dai difensori una serie di ricorsi al Tribunale del Riesame.











