di Andrea Scutellà
La Sentinella, 11 luglio 2022
Lunedì 11, alle 21.30, nel Cortile del Museo Garda, proiezione di Ariaferma, film di Leonardo Di Costanzo, con Toni Servillo e Silvio Orlando. Martedì incontro pubblico con Gherardo Colombo. Due sono gli appuntamenti dedicati al tema della realtà carceraria proposti in questo inizio settimana dalla rassegna Ivreaestate.
A partire da lunedì 11, alle 21.30, nel Cortile del Museo Garda, dalla proiezione di Ariaferma, film di Leonardo Di Costanzo, con Toni Servillo e Silvio Orlando, ambientato in un vecchio carcere ottocentesco in dismissione dove, per problemi burocratici, i trasferimenti si bloccano e una dozzina di detenuti con pochi agenti rimangono in attesa di nuove destinazioni in un’atmosfera sospesa. “Non un film sulle condizioni delle carceri italiane - sottolinea il regista - forse, sull’assurdità del carcere”.
Un tema che sarà ripreso martedì 12, alle 18, allo Zac, nell’incontro pubblico con Gherardo Colombo, autore de Il perdono responsabile, edito da Ponte alle Grazie, che converserà con alcuni redattori del giornale dal carcere, La Fenice, e Olivia Realis Luc. “L’argomento -ricorda Simonetta Valenti, presidente dell’associazione culturale Rosse Torri che organizza Ivreaestate- è di strettissima attualità e merita un’attenzione particolare, non solo perché i problemi legati alla realtà carceraria sono tanti e si trascinano da troppo tempo, ma anche perché il taglio dell’incontro vuole andare a parare anche nel recupero e in un’integrazione possibile”.
Originario della provincia di Monza-Brianza, classe 1946, Colombo, per oltre trent’anni magistrato, dal 2007 si dedica alla riflessione pubblica sulla giustizia attraverso l’associazione Sulle regole. “Nel suo libro - spiegano le note di presentazione diffuse dall’editore - indaga le basi di un nuovo concetto e di nuove pratiche di giustizia, la cosiddetta giustizia riparativa, che lentamente emergono dagli ordinamenti internazionali e nel nostro. Pratiche che non riguardano solamente i tribunali e le carceri, ma incoraggiano un sostanziale rinnovamento nel tessuto profondo della nostra società: riguardano l’essenza stessa della convivenza civile”.
E rimarcano: “La gran parte dei condannati a pene carcerarie torna a delinquere; la maggior parte di essi non viene riabilitata ma semplicemente repressa, e privata di elementari diritti sanciti dalla nostra carta fondamentale, così come ne vengono privati i loro cari; la condizione carceraria, per il sovraffollamento, la violenza fisica e psicologica, è di una durezza inconcepibile per chi non la viva, e questa durezza incoraggia tutt’altre tendenze che il desiderio di riabilitarsi”.










