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di Ottavia Giustetti

 

La Repubblica, 6 agosto 2020

 

Il lungo silenzio sulle violenze nel carcere di Ivrea, denunciate ormai da più di cinque anni, e sempre archiviate dalla Procura, ora si trasforma in un caso alla luce dell'inchiesta torinese nata dalla relazione della garante Monica Gallo e arrivata a configurare il reato di tortura.

È stato il Garante regionale Bruno Mellano a risollevare l'attenzione su quattro episodi che hanno una tortuosa storia giudiziaria e per i quali garante e associazione Antigone hanno chiesto che sia la procura generale di Torino ad avocare i fascicoli.

I maltrattamenti dei detenuti all'interno della "cella liscia", quella che dalle guardie penitenziarie veniva chiamato "l'acquario": una stanza al piano terra del carcere che avrebbe dovuto essere la sala d'attesa dell'infermeria e dove, invece, i detenuti venivano chiusi anche per ore, senza che nessuno potesse vedere all'interno, mentre erano sottoposti a trattamenti "di contenimento".

Le segnalazioni riportavano tre pestaggi specifici e quella che è stata battezzata la "repressione di ottobre" per i fatti avvenuti nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2016. Testimonianze molto dure nelle quali si raccontava di almeno due detenuti vittime delle guardie carcerarie, trattenuti prima in una delle celle del carcere e poi nel cosiddetto "acquario", la stanza che veniva usata, illecitamente, come "cella di contenimento".

La Garante nazionale, Emilia Rossi, dopo una visita a Ivrea confermò il racconto delle vittime in una relazione ufficiale: "Gli agenti fecero ingresso nella stanza di uno di loro lanciando il getto dell'idrante sul pavimento interno e lo presero violentemente a schiaffi e pugni sul viso e sulla testa e, quando era scivolato a terra, a colpi di manganello sul costato".

Il racconto è riportato anche dall'associazione Antigone e dalla pagina web infout.org, sulla quale gli altri detenuti scrissero: "Noi qui stiamo testimoniando tutto quello che è accaduto, poteva esserci un altro caso Cucchi, addirittura più accentuato e che avrebbe coinvolto altre persone".

Dopo anni di richieste di giustizia alla procura di Ivrea, che invece ha risposto con quattro richieste di archiviazione, è stato il gip Stefania Cugge a rimandare indietro i fascicoli chiedendo di svolgere le indagini ulteriori per individuare i responsabili dei pestaggi.

A febbraio di quest'anno, quando a Torino è scoppiato il caso Vallette, l'avvocata della garante, Maria Luisa Rossetti, ha chiesto aiuto alla procura generale depositando un'istanza di avocazione. Fino a ora non sono arrivate risposte e intanto la procura di Ivrea ha chiesto nuovamente l'archiviazione che il gip aveva respinto.