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di Alessandro Previati

La Stampa, 30 luglio 2022

La competenza del tribunale è cresciuta da 184 mila a 515 mila abitanti ma sono vacanti quattro dei nove posti da sostituto procuratore. “Signori, si chiude”. La provocazione, tutt’altro che esagerata, arriva dal tribunale di Ivrea. Gli uffici giudiziari (procura compresa) sono in affanno da anni a causa della carenza di personale e dall’aumento spropositato delle pratiche. Con i pensionamenti in vista a settembre, specie nel reparto amministrativo, c’è il rischio di non poter garantire i servizi alla cittadinanza.

L’allarme arriva dalla Cgil che ha sposato in pieno la relazione firmata, meno di un mese fa, dalla procuratrice capo d’Ivrea, Gabriella Viglione. Ed è proprio la procuratrice, nelle conclusioni, a sottolineare che la situazione, “più che grave è drammatica, tale da pronosticare che non tutti i servizi saranno sempre garantiti e che, entro breve, sarà forse necessario ridurre gli orari di apertura all’utenza”. Tra i servizi a rischio, ad esempio, quello del casellario. “La procuratrice, così come il presidente del tribunale, ha perfettamente ragione - dice Gabriele Gilotto, segretario della funzione pubblica Cgil Torino - la situazione è drammatica. Ed è un danno per tutti: dai cittadini alle imprese”.

Problema ormai storico: quando nel 2012 si è rivisto l’assetto giudiziario italiano, tribunale e procura di Ivrea sono passati da 184mila a 515mila abitanti di competenza. La pianta organica, però, è rimasta la stessa: oggi manca un terzo del personale, per ogni giudice ci sono solo due amministrativi (contro gli otto previsti), non ci sono dirigenti e direttori, la sezione di polizia giudiziaria della procura è ridotta all’osso e ci sono più di 16mila fascicoli pendenti. E visto che dei nove posti da sostituto procuratore quattro sono vacanti, ogni magistrato si trova a gestire un carico medio di 3.000 fascicoli.

“Gli uffici vanno avanti solo per la grande abnegazione del personale - confermano dalla Cgil - ci sono assistenti che fanno il lavoro dei funzionari e non arrivano a prendere 1500 euro al mese. Senza contare quelli che hanno già maturato la pensione e ancora danno una mano ai colleghi”. Il problema, un po’ comune in altre realtà canavesane (a partire dall’Asl), è che alla carenza generale di dipendenti del Ministero, si somma il fatto che nessuno vuole prendere servizio a Ivrea.

Problema noto, sia chiaro, perché in dieci anni le interpellanze ai ministri di turno si sono sprecate: tutti hanno promesso, nessuno ha risolto. “Per questo serve uno slancio nuovo da parte del territorio - conclude Gianni Ambrosio della Cgil eporediese - sindaci, sindacati, imprese, politici: facciamo fronte comune e convinciamo il Ministero a cambiare rotta, innanzitutto considerando Ivrea sede disagiata anche per il personale amministrativo. Se da Roma non cambiano le cose qui andiamo incontro ad un disastro”.