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di Federica Cravero

La Repubblica, 23 settembre 2022

Dagli atti dell’indagine sul carcere di Ivrea i primi dettagli sui pestaggi. Avvisi di garanzia a 24 uomini della polizia penitenziaria e un sanitario.

Due agenti picchiavano Alì, calci e pugni, e “il medico di turno della casa circondariale, anziché impedire l’evento come sarebbe stato suo obbligo, continuava a sorseggiare il caffè al distributore automatico”. Ivrea, 7 novembre 2015. Questo episodio è il primo di una serie di contestazioni che la procura generale di Torino ha fatto a 25 indagati, 24 agenti di polizia penitenziaria e un medico, coinvolti a vario titolo in pestaggi e punizioni che avvenivano principalmente nell’“acquario”, come era soprannominata l’infermeria che dava sul corridoio.

È arrivata a una svolta l’inchiesta sui pestaggi al carcere di Ivrea, dove i muri dell’infermeria almeno per due anni hanno coperto percosse e umiliazioni compiuti dagli agenti nei confronti di diversi detenuti. Finora erano stati solo loro, con le testimonianze, a far uscire allo scoperto il trattamento che ricevevano, mentre i verbali falsificati provavano a sviare le indagini sostenendo che i detenuti fossero caduti “accidentalmente sul pavimento reso scivoloso dall’acqua degli idranti usati per spegnere i focolai appiccati in sezione”.

Ora la magistratura ha riconosciuto la fondatezza delle accuse individuando i possibili responsabili, che nei giorni scorsi hanno ricevuto l’avviso a comparire per essere interrogati, difesi dagli avvocati Celere Spaziante ed Enrico Calabrese. Alcuni agenti sono ancora in servizio nel carcere eporediese, altri nel frattempo sono stati trasferiti in altri penitenziari.

Le carte dell’inchiesta dipingono un quadro inquietante di quello che accadeva dietro le sbarre. Detenuti malmenati anche con manganelli, umiliazioni come quelle di tenere i carcerati nudi, tutto con l’omertà di altri detenuti e di un sistema che fingeva di non vedere.

Sono sette anni che si cerca di far luce su quello che accadeva nel carcere di Ivrea. Gli episodi contestati risalgono al 2015 e 2016. Da allora l’inchiesta aperta dalla procura di Ivrea ha subito parecchie traversie, tra richieste di archiviazioni e opposizioni fatte dall’associazione Antigone, fino a quando la procura generale non l’ha avocata.

Sono stati i sostituti pg di Torino Giancarlo Avenati Bassi e Carlo Maria Pellicano, partendo dalle denunce, ad allargare le indagini ad altri episodi e a individuare i reati ipotizzati: lesioni e falsi aggravati. “Le contestazioni mosse dalla magistratura a 25 indagati sono la dimostrazione che il sistema giudiziario funziona e che quest’avocazione che aveva fatto tanto rumore è stata la strada giusta per fare giustizia - commenta Antigone - I fatti sono precedenti all’introduzione del reato di tortura, tuttavia dall’inchiesta emerge come quello di Ivrea fosse un carcere punitivo, come ce ne sono in Italia, e lontano dallo scopo rieducativo che gli istituti penitenziari dovrebbero perseguire”