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di Elisa Sola

La Stampa, 29 maggio 2026

La Procura: “Sesso con trans in cambio di favori”. Il gip: “L’ispettore agevolava alcune sue persone ristrette”. Ci sarebbero stati tutti gli elementi per fare partire una grande inchiesta. La segnalazione da “personale interno”. La descrizione di un fatto preciso: un rapporto sessuale tra una detenuta e un poliziotto confermato da due testimoni. Una “nota riservata” con il riassunto di cosa sarebbe accaduto nella cella 6 del carcere di Ivrea alle ore 14 del 30 aprile 2025. La nota era arrivata sulla scrivania del comandante dell’operativo. Eppure, il funzionario non ha mai avvisato l’autorità giudiziaria. Anzi, con modalità - secondo i pm anomale e dannose - avrebbe fatto un’indagine interna, mandando in giro i suoi agenti a raccogliere “spontanee informazioni” da detenute intimorite.

Solo grazie alla direttrice, giorni dopo, la procura di Ivrea è stata avvisata. Il depistaggio è uno degli aspetti dell’inchiesta, che vede coinvolti un ispettore, indagato per violenza sessuale e concussione, l’ex comandante D.M. (non più a Ivrea), che, difeso dall’avvocato Alberto Pantosti Bruni, respinge ogni addebito, e altri due poliziotti. Agli ultimi tre i pm contestano di avere coperto l’ispettore.

I testimoni ritrattano sotto pressione - La sezione transgender del carcere di Ivrea è un mondo a parte. Dove, sottolinea il gip Mauro Cantone - che ha ordinato l’interdizione per un anno nei confronti dell’ex comandante e dell’ispettore - non possono esistere “rapporti paritari”. La procura ha un’idea chiara. Sesso, ottenuto da alcune detenute (per ora la vittima è una) in cambio di favori: porte delle celle aperte, creme, trucchi, orecchini. “Se chiedevi all’ispettore, ti aiutava”. Lo hanno detto la presunta vittima e altre detenute quando, senza autorizzazione della procura, un gruppo di agenti fidati dell’ex comandante raccoglieva le loro “dichiarazioni spontanee”.

L’ispettore indagato - L’ispettore indagato era stato trasferito da poco. L’atmosfera era cambiata. E, scrive il gip, si era “sviluppato un marcato astio” verso le due detenute che avevano, un mese prima, testimoniato contro di lui, avendolo visto o avendo saputo. “Un astio legato all’allontanamento dell’ispettore”, sottolinea il giudice: “Una conseguenza della cessazione delle agevolazioni che il poliziotto avrebbe assicurato ad alcune persone ristrette”. In quel contesto, le due testimoni si dicono dispiaciute che l’ispettore sia stato allontanato: “Ci aiutava anche con i prodotti di bellezza”. E modificano, in parte, le versioni iniziali. Per l’avvocato Celere Spaziante, che difende l’ispettore, è un punto importante: “La stessa vittima dei presunti reati di violenza sessuale - afferma - nega categoricamente che tutto ciò sia avvenuto”. Secondo il gip le testimoni sono invece attendibili. E “l’eventuale adesione apparente all’atto sessuale non può essere letta come se provenisse da un soggetto in posizione paritaria”. C’è sempre, nella persona detenuta, “una condizione di soggezione”. Quindi, si tratta di “abusi”.