di Sandro Ronchetti
La Sentinella del Canavese, 25 dicembre 2019
La Casa circondariale di Ivrea è stata una delle 14 strutture penitenziarie italiane a ospitare la giornata di festa e il pranzo d'amore" nuovamente promosso quest'anno nell'ambito della Prison Fellowship Italia, in collaborazione tra l'associazione di volontariato Itaca di Biella e i volontari della decina di gruppi ecclesiali di Rinnovamento nello Spirito Santo della diocesi di Ivrea. La giornata è iniziata con la celebrazione della messa da parte del vescovo Edoardo Aldo Cerrato, che ha annunciato ai partecipanti - detenuti, polizia penitenziaria e volontari - che tornerà in carcere il 24 dicembre a celebrare l'eucarestia di Natale.
Prima del pranzo d'amore preparato, e servito eccezionalmente per l'occasione nelle lunghe tavolate allestite nei corridoi dei quattro piani dell'istituto carcerario, dagli allievi delle classi terza, quarta e quinta della scuola Alberghiera Gae Aulenti di Cavaglià, i giornalisti sono stati accompagnati per l'occasione a visitare la cucina ed anche alcuni dei reparti della Casa Circondariale, dove sono stati organizzati dei laboratori da parte dei volontari dell'associazione Itaca. Gli studenti si sono impegnati molto nella preparazione del pranzo: risotto allo zafferano, fesa di tacchino con salsa di senape, fagiolini al burro e patate al forno, panettone con crema inglese.
Durante il pranzo d'amore, detenuti e ospiti hanno ricevuto la visita della direttrice del carcere Assuntina Di Rienzo. Prima del pranzo, invece, giornalisti e volontari, accompagnati dai garanti dei diritti dei detenuti regionale, Bruno Mellano, ed eporediese, Paola Perinetto, hanno potuto vedere dei manufatti di cucito e non solo, realizzati nel laboratorio creativo Penelope da alcuni detenuti ai quali sono stati riconosciuti anche parte dei ricavi dalla loro vendita all'interno ed anche in iniziative fuori dal carcere, curate da Caterina Miracola dell'associazione Itaca. Altra importante iniziativa, rivolta come ha spiegato la responsabile Susanna Peraldo "alla speranza del futuro", è stata quella del recupero della serra, che era nata ai tempi del direttore Enzo Testa, negli anni Novanta, poi abbandonata e rimasta inutilizzata per molti anni.
"Abbiamo già lavorato molto per il recupero delle due serre interne prima abbandonate insieme ad alcuni detenuti volontari che hanno prodotto anche degli ortaggi come pomodori e cavoli -ha spiegato Susanna Peraldo - che abbiamo venduto all'amministrazione penitenziaria ed anche all'esterno della casa circondariale.
Anche in questo caso, come in quello del laboratorio manifatturiero Penelope, abbiamo riconosciuto parte dei ricavi ai detenuti impegnati nel lavoro nelle serre". Il progetto proseguirà nel 2020 e sarà ampliato. "Da gennaio - ha concluso Peraldo - attraverso la nostra cooperativa La Pecora Nera potremmo occupare due o tre detenuti che verranno regolarmente remunerati per il loro lavoro di produzione degli ortaggi nelle serre della casa circondariale di Ivrea".










