di Lorenzo Zaccagnini
La Sentinella del Canavese, 1 febbraio 2025
Dopo 6 anni di attività, l’esperienza di “Fenice”, giornale online redatto dai detenuti del carcere di Ivrea ed edito dall’associazione Rosse Torri, è stata momentaneamente sospesa dalla direzione. “Riteniamo sia venuto meno il rapporto di fiducia verso gli operatori esterni incaricati del progetto - comunica la direttrice della casa circondariale Alessia Aguglia. L’intento rimane quello di continuare l’attività dopo una rivisitazione della convenzione siglata in aprile, ritenendo che a garanzia della reale efficacia rieducativa sia necessario un chiarimento dei parametri in cui questa debba svolgersi.
Qualora sia ancora interesse dell’associazione, si chiede l’individuazione di altri operatori quali soggetti incaricati, affinché l’attività possa proseguire con un’effettiva funzione rieducativa e con la consapevolezza che i soggetti opereranno sotto il controllo del direttore”. Non è la prima volta che la Fenice attraversa momenti complicati: una prima sospensione era già avvenuta nel marzo 2023, ma la situazione si era sbloccata con un protocollo firmato ad aprile.
“La sospensione dell’attività è stata decisa a fine novembre dalla direzione, ufficialmente per accertamenti sui computer, già periodicamente effettuati, senza altre spiegazioni se non una generica immagine negativa della vita in carcere che sarebbe emersa dagli articoli e la presenza, all’interno dei computer, di elementi, file musicali e giochi, secondo la direzione non attinenti all’attività - rispondono dall’associazione Rosse Torri, editrice del giornale Varieventuali di cui la Fenice è un inserto -. Passato un altro mese arriva la risposta che comunica la possibilità di riaprire la redazione solo previo cambio degli operatori volontari e la ridefinizione della attività sotto il pieno controllo della direzione.
I volontari però non sono sostituibili in qualsiasi momento, perché un’esperienza di lavoro redazionale di sei anni all’interno di una struttura complicata come quella di un carcere non si improvvisa. In pratica questo significa volere la chiusura dell’esperienza Fenice, senza motivazioni credibili a parte l’insofferenza verso una realtà che riusciva in qualche modo a far arrivare la voce delle persone detenute al di fuori del carcere.
Più che sulla sicurezza, che giustamente preoccupa il dipartimento penitenziario, il problema sembra essere lasciare le persone detenute libere di esprimere la loro voce, pur mediata dall’intervento di volontari esterni”. Interlocuzioni tra l’associazione, la direzione del carcere, Tino Beiletti dell’Associazione volontari penitenziari, il sindaco Matteo Chiantore e il Garante dei detenuti sono in corso. Il 25 è previsto un consiglio comunale in carcere.











