di Ottavia Giustetti
La Repubblica, 11 febbraio 2020
Il Garante dei detenuti chiede che sia Torino a indagare sui maltrattamenti del 2016. L'associazione: "Si vada avanti perché non restino nel silenzio gli episodi denunciati". I maltrattamenti dei detenuti dentro la "cella liscia" del carcere di Ivrea, o in quello che veniva chiamato "l'acquario": una stanza al piano terra che avrebbe dovuto essere la sala d'attesa dell'infermeria, dove invece le persone venivano chiuse anche per ore, senza che nessuno potesse vedere all'interno mentre erano sottoposte a trattamenti "di contenimento".
Restano avvolti dal silenzio, ormai da quattro anni, gli episodi di violenze sui detenuti denunciate a Ivrea: fascicoli di indagine rimasti senza responsabili, perché la procura ne ha chiesto l'archiviazione in due casi, oppure non ha trovato spunti sufficienti per chiedere il processo e li ha tenuti aperti ma contro ignoti.
La Garante dei detenuti della città, Paola Perinetto, assieme all'associazione Antigone, ha depositato nei giorni scorsi in procura generale, a Torino, una richiesta di avocazione di due dei quattro fascicoli ancora aperti sulle violenze in carcere, chiedendo che si vada avanti con gli approfondimenti mai fatti fino a ora, come aveva chiesto anche la gip, Stefania Cugge, che a giugno scorso ha respinto due richieste di archiviazione.
Le denunce venivano direttamente dal penitenziario e riportavano fatti avvenuti nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2016. Testimonianze molto dure nelle quali si raccontava di almeno due detenuti vittime delle guardie carcerarie, trattenuti prima in una delle celle del penitenziario e poi nel cosiddetto "acquario", la stanza che veniva usata, illecitamente, come "cella di contenimento".
Il Garante nazionale, Emilia Rossi, confermò il loro racconto: "Gli agenti fecero ingresso nella stanza di uno di loro lanciando il getto dell'idrante sul pavimento interno e lo presero violentemente a schiaffi e pugni sul viso e sulla testa e, quando era scivolato a terra, a colpi di manganello sul costato". Il racconto riportato anche dall'associazione Antigone e dalla pagina web infout.org sulla quale gli altri detenuti scrissero: "Noi qui stiamo testimoniando tutto quello che è accaduto, poteva esserci un altro caso Cucchi, addirittura più accentuato e che avrebbe coinvolto altre persone".
"Sappiamo per gli atti di cui siamo in possesso che le indagini si sono fermate al 2016 - dice l'avvocata che rappresenta Antigone, Simona Filippi - ma di alcuni episodi si conoscono anche nomi e ruoli dei presunti responsabili, per questo chiediamo che si vada avanti perché non restino nel silenzio le violenze denunciate in carcere".
La richiesta di avocazione dell'associazione e della garante sono state depositate nell'ufficio del procuratore generale Francesco Saluzzo, appena un piano sopra alla procura dove per la prima volta l'estate scorsa è stata avviata una inchiesta con l'accusa di tortura per fatti analoghi, ma recenti, denunciati nel penitenziario delle Vallette.










