di Andrea Scutellà
La Sentinella del Canavese, 13 dicembre 2023
Secondo rinvio dell’udienza preliminare, le difese eccepiscono le costituzioni di tre garanti parti civili. Mellano: “Siamo figure autonome e indipendenti e abbiamo interesse a farlo”. Un caso si è già prescritto, un altro andrà in prescrizione a gennaio. Stenta a decollare il processo sulle percosse in carcere a Ivrea riguardante le indagini avocate dalla procura di Torino a quella eporediese, dopo le ripetute richieste di archiviazione da parte dell’allora procuratore Giuseppe Ferrando.
Oggi l’inchiesta è in mano ai magistrati torinesi Giancarlo Avenati Bassi e Carlo Pellicano. Dopo un primo rinvio negli scorsi per difetto di notifica, è arrivato un altro rinvio dell’udienza preliminare al 15 gennaio da parte della gip Marianna Tiseo. Le difese dei 28 imputati infatti (avvocati Celere Spaziante, Mario Benni, Enrico Scolari, Alessandro Radicchi e Antonio Mencobello) hanno eccepito sulla costituzione delle sei parti civili. Due di queste sono di altrettanti detenuti che avrebbero subito dei pestaggi: per uno dei due, in particolare, è contestato il reato di tortura perché è l’unico episodio recente, del 2021. La tortura in Italia, infatti, è punibile solo dal 2017 e gli altri fatti contestati si riferiscono tutti al 2015-2016.
L’eccezione principale, però, riguarda i tre garanti dei detenuti Raffaele Orso Giacone (comunale), Bruno Mellano (regionale) e Mauro Palma (nazionale) che si sono costituiti parte civile attraverso l’avvocata Maria Luisa Rossetti. Motivazioni in gran parte tecniche, quelle eccepite dalle difese, ma ce n’è una che riguarda la moltiplicazione delle parti civili. In sostanza hanno chiesto alla giudice di scegliere almeno un solo garante, quello comunale, che possa avere un interesse concreto a costituirsi nel processo. Mellano, a margine dell’udienza, spiega: “Capisco che sia difficile da comprendere, ma noi garanti siamo autonomi e indipendenti per definizione, la nostra non è una struttura gerarchica, non dipendiamo l’uno dall’altro e siamo espressione di organi diversi, io del consiglio regionale, Orso Giacone di quello comunale”.
Altra eccezione sull’interesse dell’associazione Antigone, che difende i diritti dei detenuti, di costituirsi parte civile, attraverso l’avvocata Simona Filippi. Era stata proprio Antigone, però, insieme all’avvocata dell’allora garante dei detenuti Armando Michelizza, Maria Luisa Rossetti, ad opporsi alle archiviazioni richieste dalla procura di Ivrea e a chiedere, infine, alla procura generale l’avocazione.
Nel frattempo il carcere di Ivrea è stato scosso da un’ulteriore indagine per tortura, condotta dalla magistrata della procura eporediese Valentina Bossi, che ha portato a cambiare sia i direttori che i vertici della polizia penitenziaria. Qui però un primo pronunciamento del Riesame e della Cassazione sulle misure cautelari adottate ha dato ragione alle difese: seppure i giudici abbiano riconosciuto un clima di violenza nel carcere di Ivrea, non ci fu tortura. L’indagine comunque è ancora alle fasi preliminari e prosegue.










