di Redazione di Varieventuali
rossetorri.it, 25 agosto 2026
A proposito del comunicato stampa sulla visita dell’onorevole Mauro Berruto e dell’assessora comunale Gabriella Colosso alla Casa Circondariale di Ivrea, giovedì 13 agosto. Un comunicato stampa del Comune di Ivrea informa che giovedì 13 agosto l’assessora comunale Gabriella Colosso, con delega alle Politiche per l’integrazione, nell’ambito della quale rientra anche la Casa Circondariale, ha accompagnato il deputato Mauro Berruto in una visita all’istituto penitenziario di Ivrea. L’incontro avrebbe “consentito un momento di confronto con la Direzione e con le diverse professionalità che operano all’interno dell’istituto”.
L’onorevole Berruto, come molti ricorderanno, è stato commissario tecnico della Nazionale Italiana maschile di volley, vincendo una medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra nel 2012. Da sempre quindi è vicino al mondo dello sport e sostenitore del valore della pratica sportiva. Va da sé che il primo impegno preso al termine dell’incontro sia stato quello di “valutare la possibilità di strutturare un percorso dedicato alle attività sportive, individuando nell’accesso alla palestra e nella pratica sportiva un importante strumento di benessere per le persone private della libertà e di supporto durante la permanenza in istituto”.
Il confronto con la Direzione e con le diverse professionalità - si legge nel comunicato - si sarebbe svolto su “le principali questioni che riguardano la struttura: le condizioni di permanenza delle persone detenute, le esigenze del personale della Polizia Penitenziaria e il lavoro di operatori, educatori, personale sanitario e volontari”. Ma su questi temi, pur riconosciuti “principali”, non emerge alcun impegno da parte della direzione né dell’amministrazione comunale.
Sarebbe quindi utile che l’assessora Colosso che “segue da tempo le tematiche legate alla struttura penitenziaria” e, come ricorda il comunicato, “ha sottolineato l’importanza di mantenere un dialogo costante tra l’Amministrazione comunale, l’istituto e le realtà del territorio, favorendo, per quanto di competenza del Comune, occasioni di collaborazione e confronto” raccontasse cosa è emerso dall’incontro sulla permanenza delle persone detenute, le esigenze del personale della Polizia Penitenziaria e il lavoro di operatori, educatori e volontari. E, ancora, come avviene, con che frequenza e con che modalità questo “dialogo costante”. Altrimenti come possono cittadine e cittadini esserne informate/i?
Ancora, nel suddetto comunicato, leggiamo che “l’Amministrazione comunale conferma quindi la propria attenzione alle condizioni della struttura e alle esigenze di chi vi opera e vi è ospitato.” E’ troppo chiedere all’assessora e al sindaco di concretizzare, con fatti ed esempi, in cosa consiste e soprattutto è consistita questa attenzione? Perché alcuni fatti smentirebbero l’attenzione dichiarata.
Le cose non dette
Espressione artistica censurata - Uno spettacolo teatrale realizzato nel 2023 da un gruppo di detenuti della Casa Circondariale (“Della mia anima ne farò un’isola”), replicato più volte, ha portato in carcere centinaia di cittadine/i e studenti, che hanno manifestato vicinanza e un interesse forte verso questa realtà, verso questo luogo, troppo spesso non-luogo. Dallo spettacolo nacque successivamente un podcast. Dopo il podcast fu la volta di un video, girato per due giornate all’interno del carcere. Ad oggi, dopo anni dalla registrazione la diffusione di quel video è ancora inspiegabilmente bloccata senza che alcuna istituzione, né l’assessora né il garante, siano mai intervenuti/e. Chissà se almeno l’onorevole Berruto è stato informato di questa mai motivata censura.
La Fenice - Nel gennaio 2025 la Direzione carceraria decise d’imperio di chiudere una esperienza unica, una redazione composta da detenuti: “La Fenice - Il giornale dal carcere di Ivrea”. La Fenice nasce nell’ottobre 2018 da una idea dell’associazione Rosse Torri, editrice di questo giornale, varieventuali.it. “Noi, componenti della redazione, pensiamo che agevolare l’autonomia nel percorso di rivisitazione critica del passato, favorire attività autonome che richiedono l’assunzione di responsabilità, sia personale che collettiva, rappresenti una chiave fondamentale per offrire la possibilità alle persone recluse di imparare a confrontarsi in modo diverso e costruttivo con quanti, della società libera, volessero interfacciarsi con questa realtà, attraverso uno scambio e un confronto costruttivo, privo di sterili pregiudizi” - scrivevano nel primo articolo le persone detenute che avevano aderito al progetto.
L’esperienza crebbe e portò grandi risultati. Per le persone detenute andare in redazione voleva dire confrontarsi, parlare della propria condizione attuale, della propria storia, il tutto con naturale beneficio delle stesse persone, ma anche dell’atmosfera generale. I componenti della redazione de La Fenice usarono questa frase dal diario di Anna Frank per esprimere il loro sentimento: “Posso scrollarmi di dosso tutto mentre scrivo; i miei dolori scompaiono, il mio coraggio rinasce”. Poco dopo l’arrivo della dott.ssa Aguglia alla direzione del carcere di Ivrea, la doccia gelata: la Redazione non è più ben vista: “viene data una impressione negativa del carcere” (sic) è stata una delle motivazioni. E così nel gennaio 2025, dopo la morte in carcere dello storico redattore de La Fenice, Andrea Pagani, Vespino, dopo gli articoli di denuncia dei suoi compagni perché Vespino poteva essere salvato se curato per tempo (in proposito venne aperto un procedimento giudiziario dalla Procura eporediese), vennero senza preavviso revocati i permessi di ingresso dei volontari esterni e la redazione smantellata.
L’associazione Rosse Torri, editrice di varieventuali (del quale la Fenice era un inserto) è ancora in attesa delle motivazioni (nonostante una formale richiesta di “accesso agli atti” presentata al magistrato di sorveglianza competente sul carcere eporediese) che naturalmente non arriveranno mai, poiché non oggettive, ma conseguenti ad una distorta interpretazione della detenzione, un’interpretazione che dimentica il dettato costituzionale e concepisce il carcere come “pattumiera sociale”. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: recidive sopra al 70%, per dirla chiara: il 70% dei detenuti non si riscatta e rientra in carcere. Anche in questo caso eclatante di chiusura della redazione de La Fenice, una esperienza lunga sette anni, non risulta. né da parte dell’Amministrazione né da quella del Garante comunale alcuna attenzione, sostegno, intervento presso la direzione. L’assessora Colosso avrà parlato all’on. Berruto di queste vicende? Perché è senza dubbio importante lo sport nei luoghi di detenzione per sfogare il fisico e creare spirito di gruppo, ma lo è altrettanto la scrittura e l’analisi critica, per liberare la mente dai pensieri tossici, per elaborare, rivalutare.









