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di Davide Madeddu

Il Sole 24 Ore, 22 febbraio 2024

Il pregiudizio iniziale è stato superato molto velocemente. L’impegno e la voglia di riscatto dei detenuti hanno fatto il resto. Perché quell’impiego è diventato la chiave per la nuova vita oltre il carcere. Roberto Pau, è il presidente della “Joule”, azienda di logistica che lavora per il gruppo Conad Nord Ovest, 400 dipendenti distribuiti tra Lazio e Sardegna, che ha assunto otto detenuti. Nei depositi della sua azienda i dipendenti si occupano dello smistamento e distribuzione delle merci che finiscono poi nei supermercati della grande distribuzione del Lazio e della Sardegna. Gli operatori che, giusto per chiarire, con il loro lavoro garantiscono il rifornimento costante degli scaffali dei punti vendita dei grandi marchi delle due regioni. Un lavoro che per otto di loro è diventato il punto di partenza per una nuova esistenza nel solco della legalità.

“L’idea è nata quasi per caso, nel corso di un incontro con la dottoressa Flavia Filippi di Seconda Chance, (l’associazione che si adopera per trovare un impiego ai detenuti) - racconta Roberto Pau -, in quell’occasione ci è stata prospettata questa possibilità, ossia di far lavorare i detenuti”. Una proposta cui i responsabili dell’azienda, “dopo un ragionamento approfondito” hanno deciso di aderire portando avanti il progetto. A supportare l’iniziativa, che passa per un iter rigoroso, ci sono anche le agevolazioni economiche e fiscali previste dalla legge Smuraglia promossa per favorire l’inserimento lavorativo dei detenuti nelle aziende. “Una volta presa questa decisione e avviato il percorso abbiamo iniziato a fare i colloqui - aggiunge il manager - e quindi abbiamo cercato di individuare, anche grazie al lavoro degli educatori, le persone da inserire in organico”. A seguire, l’assunzione dei primi quattro detenuti superando anche qualche diffidenza iniziale. “È chiaro che all’inizio un po’ di pregiudizio c’è stato, anche perché quando si parla di logistica e si sente quanto racconta la cronaca può sorgere qualche perplessità - racconta ancora il manager - devo dire però che tutto è stato subito superato. Anche perché gli educatori sono molto bravi nelle valutazioni. Da questo punto di vista ci siamo sentiti abbastanza tranquilli e ci siamo resi conto che questi ragazzi non vedevano l’ora di uscire dal carcere e per questo motivo sono molto attenti a rispettare le regole”.

Ai primi quattro detenuti inseriti nel centro di distribuzione di Civitavecchia se ne aggiungono altri quattro che vanno a lavorare in quello della Sardegna.

All’interno dei capannoni i dipendenti, dopo un periodo di formazione e inserimento in organico, si occupano delle attività di “movimentazione manuale dei carichi e quindi delle merci destinate alle varie strutture”. Scarico merci, divisione e distribuzione prima del trasferimento sui camion che poi arrivano nei piazzali dei supermercati.

Tra scatoloni e pacchi inizia la nuova vita dei detenuti lavoratori che riescono ad ambientarsi molto facilmente, instaurando anche “buoni rapporti” con i colleghi. “Devo dire che da parte degli altri dipendenti c’è stata grande comprensione e la scelta è stata accolta con molto favore - aggiunge ancora Pau, inoltre l’integrazione dei lavoratori con gli atri è stata molto rapida”. L’imprenditore racconta poi un altro particolare. “I ragazzi raccontano in maniera serena sia la loro vita passata sia i motivi per cui sono finiti in carcere. Ma anche quello che sperano di fare in futuro. Questo è il segno di una crescita e di una voglia di riscatto importante”. Percorso di crescita che mette assieme sia chi ha sbagliato e ora vuole riscattarsi con un nuovo impiego e una nuova vita, sia le imprese.

Non a caso cita proprio il fatto che “in questi giorni, siamo riusciti a trovare un’altra azienda che si occupa di logistica che ha assunto due persone e ne cerca altre due da impiegare nei propri cantieri”. Per Roberto Serafini vice presidente di Joule e consigliere di amministrazione di Conad Nord Oves “il merito va tutto a chi, come l’associazione Seconda Chance si impegna per mettere assieme imprese e detenuti perché, purtroppo, in giro c’è molto pregiudizio. Noi oltre alla tenacia della dottoressa Filippi abbiamo avuto il sostegno dell’amministratore delegato di Conad Nord Ovest Adamo Ascari che ha sposato questo progetto”.

Dal manager anche un auspicio: “Più che risorse alle imprese che assumono - conclude - sarebbe il caso che si guardasse positivamente e e ci fossero dei mezzi di sostegno per le associazioni che si adoperano per mettere in comunicazione questi due mondi e dare quindi una nuova opportunità a chi ha sbagliato, andando oltre il pregiudizio”.