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di Adolfo Pérez Esquivel*

Il Fatto Quotidiano, 23 giugno 2022

La decisione del governo britannico di estradare negli Usa Julian Assange mette a rischio la vita di un giornalista coraggioso, che ha svolto il proprio lavoro con dignità e non ha avuto paura di pubblicare i documenti che rivelavano le atrocità commesse dal governo Usa in Iraq e Afghanistan e le numerose violazioni dei diritti umani.

La grande potenza americana vuole controllare i destini del mondo, pretende l’impunità e minaccia la libertà di stampa. Da anni Assange viene perseguitato. È stato costretto a rifugiarsi nell’ambasciata dell’Ecuador di Londra, dove è stato fino a quando il presidente Lenin Moreno lo ha consegnato al governo britannico. Ora è rinchiuso in una prigione di massima sicurezza dove le sue condizioni fisiche e psicologiche si sono ulteriormente aggravate.

Organizzazioni per i diritti umani, movimenti sociali e religiosi, personalità della cultura reclamano la sua libertà senza ottenere, fino a ora, risultati. Gli avvocati hanno solo 14 giorni per appellarsi alla decisione.

Andai a trovare Julian all’ambasciata dell’Ecuador a Londra e parlai con lui per due ore. Posso dichiarare che non è né un delinquente, né una spia come il governo americano lo descrive. Se la sua estradizione non verrà bloccata, lo aspetta una condanna a 175 anni di prigione: una condanna a morte. È preoccupante il silenzio degli organismi internazionali come Onu e Parlamento europeo. È deplorevole che i governi e i mezzi di comunicazione si genuflettano alle decisioni e alle politiche Usa.

Voglio ricordare che il Preambolo della Carta Onu del 1945 afferma: “Noi, popoli delle Nazioni Unite”, purtroppo i popoli sono assenti dalle decisioni delle grandi potenze, sono emarginati e vittime di violenza sociale e strutturale, le guerre, i conflitti, la fame, la economica e climatica.

Il mondo ha il diritto di conoscere la verità. È necessario vigilare su ciò che decideranno gli Usa e su tutti i crimini e i diritti umani violati nel mondo. La condanna di Assange è anche un avvertimento per tutti quei giornalisti e mezzi di comunicazione indipendenti che vogliono raccontare la verità della vita dei popoli. Anche loro saranno perseguitati come stanno facendo con Assange. La libertà di stampa è minacciata dall’impunità dei crimini commessi dagli Usa.

Mi appello ai popoli del mondo, alle chiese, alle organizzazioni sociali, ai sindacati, alle università, ai giornalisti, ai mezzi d’informazione, ai governi democratici e alle donne e agli uomini di buona volontà che si impegnano per la libertà e i diritti dei popoli, affinché facciano sentire la propria voce per reclamare la libertà di Assange.

*Premio Nobel per la Pace