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Asca, 25 febbraio 2015

 

Era caduto in disgrazia ed era in carcere in Austria. È stato il secondo uomo più potente del Kazakistan, genero del padre-padrone del Paese, il presidente Nursultan Nazarbayev, e uomo d'affari ricchissimo. Oggi le autorità austriache hanno annunciato di averlo trovato impiccato nella sua cella di Josefstadt, dove era detenuto dopo essere caduto in disgrazia. L'ipotesi più accreditata dalle autorità è quella che si sia ucciso, ma i legali di Rakhat Aliyev hanno avanzato il fondato sospetto che, più che suicidarsi, sia stato "suicidato".

Aliyev aveva 52 anni. Avrebbe usato delle garze per impiccarsi a un appendiabiti nel bagno della sua cella, dove era detenuto da solo, ha spiegato Peter Prechtl, capo dell'amministrazione penitenziaria. L'ex uomo d'affari ed ex diplomatico era in carcere da giugno 2014, dopo essersi consegnato per rispondere delle accuse di omicidio per l'uccisione di due manager di una banca kazaka, scomparsi nel 2007 e poi rinvenuti morti quattro anni dopo. Aliyev ha sempre negato ogni addebito e il suo processo era atteso per aprile.

Un tribunale kazako aveva già condannato in contumacia l'ex genero di Nazarbayev a 40 anni di prigione per lo stesso reato. Tuttavia Aliyev, che era ambasciatore in Austria al momento della sua caduta in disgrazia, ha chiesto rifugio a Vienna e le autorità austriache si sono rifiutate di estradarlo in Kazakistan dove, a loro dire, non avrebbe potuto avere un giusto processo. Rakhat Aliyev, prima d'incorrere in questi rovesci a partire dal 2007, era il marito di Dariga Nazarbayeva, la figlia del presidente che molti davano come principale candidata alla successione dell'anziano genitore.

La caduta nella polvere del potente uomo d'affari segnò anche la fine del matrimonio con Dariga. La morte di Aliyev è venuta alla vigilia di un'importante testimonianza che il kazako avrebbe dovuto rendere nel processo contro altri due detenuti che, secondo lui, avevano richiesto somme di denaro per assassinarlo facendo sembrare l'uccisione un suicidio. "Supponiamo che qualcuno l'abbia ucciso", ha dichiarato Stefan Prochaska, uno dei legali di Aliyev.

E, sull'ipotesi suicidio, anche l'altro avvocato, Klaus Ainedter, ha avanzato "considerevoli dubbi". Aliyev ha sempre accusato delle sue digrazio il potente ex suocero, Nazarbayev. Tuttavia s'è sempre trovato isolato: la debolissima opposizione kazaka non l'ha mai voluto inquadrare nei suoi ranghi, ricordando la sua partecipazione al regime repressivo di Nazarbayev, che guida col pugno di ferro il Kazakistan dall'indipendenza nel 1991 e che, nel 2010, è stato nominato "Leader della Nazione" ("Elbassy"), titolo che gli dà voce in capitolo sulle scelte fondamentali del paese fino alla morte.