sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Riccardo Noury


Corriere della Sera, 8 gennaio 2022

 

Finirà molto peggio che nel 2011 a Zhanaozen, quando la polizia uccise almeno 14 manifestanti in quello che era stato, fino all'inizio di quest'anno, il momento più grave di crisi del Kazakistan, lo stato del padre-padrone Nursultan Nazarbayev.

Con ogni probabilità, quel numero è stato già superato (gli organi di stampa filogovernativi parlano di "decine di aggressori liquidati" e lo stesso presidente Tokayev di "centinaia"), anche perché alle forze di sicurezza è stato impartito l'ordine di sparare proiettili veri contro la folla senza preavviso. Ci sono diverse vittime anche tra le forze di sicurezza. Oltre un migliaio sono i feriti, quasi 4000 gli arresti nei primi cinque giorni delle proteste, via via fattesi violente dal 2 gennaio, contro l'improvviso aumento del prezzo del Gpl, ieri nuovamente calmierato.

Le autorità dello stato dell'Asia centrale hanno imparato che la prima azione repressiva è quella di bloccare Internet, per poter sgomberare le piazze senza occhi indiscreti e ostacolare le successive manifestazioni. Sono seguite le successive azioni: dichiarazione dello stato d'emergenza, invito agli organi di stampa a "non violare la legge", delegittimazione delle proteste come "terrorismo" e richiesta di aiuto.

Il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev ha infatti invocato l'applicazione del Trattato per la sicurezza collettiva, l'alleanza difensiva che lega la Russia ad altri stati dello spazio ex-sovietico. Gli alleati sono puntualmente arrivati. Questa mattina le autorità locali hanno dichiarato che il collegamento alla rete Internet è stato ripristinato e che l'ordine costituzionale è stato "per lo più ristabilito". A quale prezzo lo sapremo, se lo sapremo, nei prossimi giorni.