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di Luca Bottura

La Stampa, 23 aprile 2025

“Non c’è nulla di più cattolico che morire il lunedì dell’Angelo per non rubare la scena al Signore il giorno di Pasqua”. Così Jimmy Kimmel, il più popolare conduttore americano di Late Show, nella puntata di ieri. A seguire, una serie di battute su JD Vance, tra cui questa: “Dopo aver incontrato il Papa, Vance ha twittato che avrebbe pregato per la sua salute. Ora sappiamo che è scarso anche in quello”. Le avesse fatte in Italia, sarebbe partita una discreta lapidazione. Ma non è questo il punto: siamo un Paese bigotto e qualunquista, che si indigna per tutto quasi sempre a casaccio, con logiche tribali e/o per puro amichettismo personale. Tutto normale.

Il punto è che a scagliare più di una pietra sarebbero stati in massima parte quelli che, per tutto il Pontificato di Francesco, hanno trattato Sua Santità come una specie di Lenin travisato, un nemico dell’identità occidentale, un eretico che - oddio - predicava il Vangelo in tutti i suoi punti. Soprattutto quelli sulla compassione, la solidarietà, la fratellanza. Gli stessi che ieri sui social hanno rivendicato senza un briciolo di vergogna la comunanza col Santo Padre: i Vannacci, le Santanchè, i Salvini, i Malan, il circo meloniano che è appena riuscito nel suo più grande trionfo: proclamare il 25 aprile lutto nazionale.

Eppure non è sempre stato così. Appena eletto, lo straordinario carisma di Jorge Maria Bergoglio scintillava come una girandola di Carnevale sulla consapevole bruma da Sant’Uffizio di Benedetto. Ora: se sei cattolico, il Papa è infallibile. Quindi ti vanno bene tutti, devono andarti bene. Che siano Giovanni XXIII o Pio XII. Persino i Borgia, per dire. Ma noi senza Dio, che alla fede sostituiamo la condivisione di valori, noi che siamo fuori dal club ma ne apprezziamo diverse regole, non tutte, quelle sull’aborto da esempio no… noi, quasi istintivamente, preferiamo chi costruisce ponti invece che abbatterli.

Non so se ricordate “Il mio Papa”. Fu un settimanale patinato, frutto di quel clamoroso allargamento di fanbase - mi scuso per il termine - che fece di Francesco, per un amen, una specie di popstar. Uscito nel marzo di 11 anni fa, viaggiò lungamente sopra le 100.000 copie. Conteneva di tutto: c’era persino il cruciverba papale. Constava di edizioni in spagnolo, portoghese, filippino. Il Vescovo di Roma ne usciva come una specie di supereroe bonaccione, misericordioso, instancabile. Chiuse nel 2020, in epoca Covid. Ma a ucciderlo fu un altro virus: il cattivismo che ieri ci illude, oggi ci illude.

Se Giovanni Paolo II lottò, vincendo, contro il comunismo (sulla pedofilia, va registrato qualche successo in meno), e Ratzinger contro il relativismo (pur relativizzandosi, a un certo punto, dal soglio di Pietro), Francesco ha dovuto combattere, purtroppo soccombendo, a un mondo che odia il prossimo suo come sé stesso. A spanne, molti di quelli che compravano Il mio Papa animati, anche, dalla speranza di un pianeta più giusto e pacificato, sono diventati nel frattempo guerrieri da tinello che si difendono da nemici immaginari. Insufflati da fuori. Per interesse. Politico, economico. Spesso entrambe le cose.

“Il Papa degli Ultimi”, l’hanno definito ieri le aperture di addirittura tre testate nazionali. Ed è proprio questo che l’ha reso inviso ai cattolici da messa domenicale, cui aveva ricordato la necessità di abbinare affermazioni e prassi. Oggi, difendere gli ultimi scatena, spessissimo, a comando, il livore dei penultimi. Che godono dei migranti che affondano, convinti di aver assestato un bello sganassone al cosiddetto “woke”. Mentre i terzultimi mangiano loro in testa. E così via. Riuscite a immaginare qualcosa di più “woke” del figlio di Dio che si fa ammazzare per redimere l’umanità? In questa girandola di inconsapevolezza pelosa, che ci fotografa come meglio non si può, e ritrae al contempo le piaghe di un Occidente pasciuto cui questo Papa piaceva poco, emergono un paio di minuti televisivi emblematici.

Raiuno, tarda mattinata: arriva la notizia che Francesco non c’è più. Poco dopo partirà l’edizione straordinaria. Ma è ancora in onda un programma che ogni giorno istruisce gli italiani alla paura, con storiacce di sangue e gossip in proporzione variabile. Rivedetelo. L’empito teatrale con cui la conduttrice comunica la dipartita del Papa è un cerchio che si chiude. Purtroppo, con noi dentro.