di Elisa Forte
La Stampa, 8 luglio 2025
Arriva oggi alla Corte Costituzionale la vicenda della donna toscana che non può autosomministrarsi il farmaco perché paralizzata. Ha chiesto che lo faccia il suo medico. La vicenda di Libera, donna di 55 anni affetta da sclerosi multipla oggi sarà all’attenzione dalla Corte Costituzionale. La Consulta si pronuncerà sull’eutanasia dopo la storica sentenza del 2019 sul ruolo di Marco Cappato nella morte di dj Fabo. Il caso scaturisce dalla battaglia legale di Libera, una donna toscana di 55 anni che da più di 15 vive con grandi difficoltà di movimento. Negli anni, la perdita della capacità motoria l’ha portata all’attuale grave tetraparesi spastica.
La Toscana, nonostante la forte contrarietà della Conferenza Episcopale, l’11 febbraio scorso ha approvato la legge sul fine vita. È la prima Regione in Italia con una legge sul suicidio assistito nata su iniziativa popolare: è stata approvata dopo la raccolta di firme promossa dall’associazione Luca Coscioni. “Alcuni pazienti vengono discriminati perché a causa delle loro patologie, non sono in grado di autosomministrarsi il farmaco letale - spiegano dall’associazione Coscioni - Pur avendo tutti i requisiti per accedere al suicidio assistito secondo la sentenza 242/2019, Libera non è in grado di autosomministrarsi il farmaco letale a causa della sua paralisi, e ha chiesto che sia un medico a farlo al posto suo”.
A differenza di Daniele Pieroni, scrittore e poeta che il 17 maggio scorso a Chiusi si è autosomministrato il farmaco letale diventando il primo caso di suicidio assistito in Toscana dopo l’approvazione della legge regionale, Libera è completamente paralizzata e mantenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale. Ha difficoltà a deglutire e dipende completamente dai suoi caregiver. Libera non riesce ad assumere il farmaco e così chiede che sia il suo medico a somministrarglielo. Il 30 aprile scorso il tribunale di Firenze ha sollevato la questione di legittimità costituzionale sull’articolo 579 del codice penale, che punisce con la reclusione “chiunque cagiona la morte di un uomo, con il suo consenso”. “Proprio su questo aspetto - ricorda l’Associazione Coscioni- si esprimeranno i giudici della Corte costituzionale”. Succederà oggi, in un’udienza pubblica.
Sono state raccolte 51.231 firme digitali tramite lo Spid e altre 8.000 nei tavoli di raccolta attivati in tutta Italia. “L’obiettivo - fanno sapere dall’associazione Coscioni - è ora superare la soglia di sicurezza di 70.000 firme per poter depositare il testo entro il 15 luglio, in vista della discussione sul testo base che riprenderà in Senato il 17 luglio. La proposta di legge sul fine vita di iniziativa popolare va ad affiancare il testo base del centrodestra al Senato e sul quale tante critiche, anche quelle di incostituzionalità, stanno piovendo dalle opposizioni. La nuova proposta di legge promossa dall’associazione Coscioni prevede che il servizio sanitario nazionale si faccia carico della verifica delle condizioni del paziente entro 30 giorni dalla richiesta, con la possibilità per i medici di partecipare su base volontaria. Intanto, le commissioni Giustizia e Affari sociali di Palazzo Madama, in attesa del responso della Consulta, hanno differito da oggi a domani il termine per gli emendamenti. Contro l’esclusione del Sistema sanitario nazionale vanno all’attacco le opposizioni, contestando, in particolare, la privatizzazione dell’aiuto al suicidio, che potrebbe essere richiesto solo nelle cliniche private.











