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di Virginia Piccolillo

 

Corriere della Sera, 9 maggio 2019

 

Matteo Salvini si allontana dal caso Siri accendendo una nuova polemica nel governo: la guerra alla droga light. Dal Viminale, dopo un incontro con le comunità terapeutiche, punta l'obiettivo contro i negozi di inflorescenze della canapa, spuntati po' ovunque grazie all'interpretazione estensiva di una normativa del ministero dell'Agricoltura nata a tutela della produzione industriale di cannabis a basso contenuto di Thc (tra il 2% e il 6%).

Negozi che mettono in commercio prodotti ritenuti dal Consiglio superiore di sanità "pericolosi", al punto di chiedere - nel parere dell'aprile 2018 - di non consentirne la vendita. Salvini accusa: "In Italia ci sono più di 60o punti vendita (per la precisione 778 a ieri, ndr) che propongono filtri per tisane, semi di canapa, bevande energetiche, torte, ma anche bustine di marijuana legale, con un valore bassissimo di Thc. La metà sono centrali di spaccio. Non voglio uno Stato spacciatore".

E aggiunge: "La droga è un'emergenza nazionale de-va-stante. Ho avuto conferma di quello che avevamo intuito: c'è una questione educativa. Da ministro dell'Interno ho dato indicazione alle forze dell'ordine di controllare uno per uno, per quanto mi riguarda con l'obiettivo di chiuderli, tutti i presunti negozi turistici di cannabis". Il ministro poi aggiunge: "Vanno sigillati perché sono un incentivo all'uso di stupefacenti. Non aspetto i tempi della giustizia, esercito quello che è in mio potere come ministro dell'Interno".

E rilancia: "Identico approccio adotteremo per tutte le feste delle "canne" e della cannabis d'Italia. Chiederò che siano vietate tutte. Lo stato spacciatore non è lo Stato di cui faccio il ministro". E, lanciando una stoccata al Movimento Cinque Stelle, chiosa: "Su altro non litigo con gli amici della maggioranza, su questo sì. Sono pronto a far cadere il governo". Il ministro della Salute dei Cinque Stelle, Giulia Grillo, minimizza: "Non bisogna dare informazioni sbagliate. Nei canapa shop non si vende droga. Se come ministro dell'Interno è in possesso di informazioni che io non ho, bisogna fare un altro ordine di considerazioni".

Ma, spiega al Corriere Tu, "il tema è quello delle categorie fragili. Da un punto di vista della salute, la restrizione è legata a questo". Quindi "no" alla chiusura dei negozi, "sì" alle "restrizioni di vendita per categorie come quelle di minori e donne in gravidanza". Ma la questione pone un problema al Movimento, che non più tardi di martedì sera, con Nicola Morra, si era espresso in favore della legalizzazione delle droghe leggere ("non la escludo").

"Il ministro dell'Interno segue il copione per cui il proibizionismo punta al basso: ai consumatori. E lascia liberi i narcotrafficanti" dichiarano la segretaria e la tesoriera dei Radicali Italiani Silvja Manzi e Antonella Soldo. Il Pd, con Chiara Gribaudo, ironizza: "Il venditore di fumo Salvini decide di prendersela con i negozi di cannabis light, evidentemente non vuole concorrenza".

"Si spara per strada, la criminalità ha rialzato la testa e Salvini pensa ai shop", stigmatizza Erasmo Palazzotto (Leu). Soddisfatte le associazioni. Il Movimento italiano genitori (Moige) sottolinea di aver svolto una indagine dalla quale emerge che il 68% dei rivenditori dei cannabis shop hanno dato il prodotto anche a minorenni. E conclude: "Vanno chiusi".