di Niccolò Zancan
La Stampa, 11 luglio 2021
Dall'epoca di Berlusconi ai grillini, con la mediazione finale della ministra Cartabia. Mettiamo il caso di una truffa. Quella di un promotore finanziario che abbia abbindolato un cliente e che sia scappato, da qualche parte, con i suoi soldi. Fino a gennaio del 2020, cioè al tempo della "riforma Berlusconi", il reato si prescriveva in sette anni e sei mesi. Questo era il tempo massimo in cui tutto il procedimento penale doveva concludersi: denuncia, indagini preliminari, rinvio a giudizio, primo e secondo grado, ricorso in Cassazione. In sette anni e sei mesi bisognava scrivere la parola fine su quella truffa, e cioè dare una riposta al truffato e al truffatore.
Poi, ecco la "riforma Bonafede", gennaio 2020/luglio 2021, nata proprio con l'intenzione di allungare quei termini: la prima sentenza, di assoluzione o di condanna, interrompe la prescrizione in via definitiva. E quindi, dopo il processo di primo grado, ci sarà ancora tutto il tempo necessario per arrivare alla verità processuale. Per paradosso: anche una vita intera. Per scrivere la parola fine e restituire una giustizia alle parti.
Ora siamo alla "riforma Cartabia". Siamo a oggi, quindi. A questo nuovo processo penale. Il compromesso politico che la produce si basa su una questione formale, quasi linguistica. E cioè: la prescrizione resta identica a come era stata fissata dall'ex guardasigilli Alfonso Bonafede. Ma accanto ad essa compare adesso un nuovo istituto: quello della "improcedibilità". In sostanza: due anni di tempo massimo per fissare e concludere il processo d'appello. Altrimenti quel processo verrà dichiarato "improcedibile". Cosa cambia rispetto a un reato prescritto? Nulla. Il processo si estinguerà per implosione. Per incapacità. Per lentezza sistemica.
Ma l'obiettivo della riforma è ottenere, con queste nuove scadenze, un processo celebrato più in fretta e una giustizia più giusta. Nel caso di truffa finanziaria, per restare all'esempio, in circa la metà del tempo. Da 7 anni e mezzo, dovrebbe chiudersi in tre anni e mezzo o qualcosa del genere: dipenderà dal primo grado. Sono già previste deroghe e eccezioni per i processi più articolati e per quelli con reati più gravi, sono già previste sospensioni temporali se il secondo grado di giudizio richiederà nuovi interrogatori o perizie. Insomma, deroghe per cercare di salvare tutto: il tempo per fare bene, il dovere di fare in fretta.











