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di Franco Corleone

L’Espresso, 3 aprile 2026

Dal 25 febbraio è in vigore un nuovo decreto sicurezza che raccoglie in 33 articoli svariate norme assai discutibili, a cominciare dalla mancanza dei requisiti costituzionali di necessità e urgenza. Ennesimo provvedimento: va, infatti, ricordato il precedente decreto che già l’anno scorso peggiorava il codice Rocco prevedendo l’incarcerazione per le madri incinte o con bambini di meno di un anno, la criminalizzazione persino della protesta nonviolenta in carcere e la possibilità per i servizi segreti non solo di infiltrare, ma di promuovere organizzazioni terroristiche. L’inventiva del governo Meloni nel produrre norme di pura propaganda è senza fine.

L’emergenza sarebbero i coltelli usati dai minori con un aumento delle pene per il possesso di lame superiore a 8 cm., con arresto da uno a tre anni e ammenda da 1.000 a 10.000 euro, prevista da 200 a 1.000 euro per i genitori; l’inutilità della misura è confermata dal tragico episodio che riguarda un tredicenne non punibile. Il coacervo di commi si conclude con il divieto di vendita di coltelli ai minori e la sanzione amministrativa pecuniaria al trasgressore da 300 a 12.000 euro. Ma non basta: la polizia giudiziaria trasmette gli atti al prefetto che potrà irrogare sanzioni amministrative accessorie, in particolare la sospensione della patente di guida prendendo a modello la disciplina della legge antidroga, punitiva e proibizionista (Dpr 309/90).

Un terribile doppio binario, senza garanzie sostanziali. Viene modificato il “decreto Caivano” nella parte della criminalità minorile e si prevede un “ammonimento” da parte del questore. Il nuovo decreto prevede pure: un sostanzioso aggravamento delle pene per il furto con destrezza (incentivando così il furto violento!); una grave limitazione nella concessione di benefici (lavoro all’esterno, permessi premio e misure alternative) ai condannati per reati che divengono ostativi; un ampliamento del cosiddetto Daspo urbano deciso da questura e prefetto. Infine, per chiudere il cerchio repressivo, è statuito il fermo di polizia, per un tempo non superiore a 12 ore.

Viene poi modificato l’articolo 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza che riguarda l’omesso preavviso al questore di riunioni in luogo pubblico (una piazza) o aperto al pubblico (un teatro). L’art. 17 della Costituzione dice che non è richiesto preavviso per le riunioni anche in luogo aperto al pubblico, mentre deve essere dato preavviso alle autorità solo delle riunioni in luogo pubblico e possono essere vietate soltanto per comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica. La previsione costituzionale viene dunque travolta cancellando la differenza tra i due tipi di riunione. La depenalizzazione formale si trasforma in una assurda sanzione amministrativa classista fino a 10.000 euro che consente il diritto di manifestazione ai ricchi.

La novità più pericolosa consiste però nella possibilità che viene concessa alla polizia penitenziaria di realizzare operazioni sotto copertura nelle carceri; gli “agenti provocatori” saranno protetti da uno scudo penale, come già quelli infiltrati in organizzazioni eversive. È facile prevedere che il carcere rischierà di diventare una polveriera. Ma forse è esattamente questo l’intento del governo: un’escalation della tensione, premessa per nuove leggi liberticide e maggiori poteri alle tante polizie.