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di Rocco Vazzana

Il Manifesto, 19 aprile 2026

Dopo l’emendamento al dl sicurezza sui rimpatri favoriti dai legali parla Francesco Greco, presidente del Consiglio nazionale forense. All’indomani dell’approvazione al Senato del decreto sicurezza che chiama in causa il Consiglio nazionale forense tra gli attori protagonisti in materia di rimpatri volontari, il presidente del Cnf Francesco Greco si sente “in un frullatore”. L’organo istituzionale che presiede è stato inserito nel testo “senza che io ne sapessi nulla”, garantisce. 

Presidente, ma come è possibile che il Cnf finisca sul testo di un decreto legge senza essere consultato?

Non saprei davvero dirle il perché, bisognerebbe chiederlo a chi lo ha fatto. Io posso garantire di averlo appreso soltanto quando la notizia si è diffusa. Se ci fosse stata anche solo una consultazione preventiva potrei essere smentito immediatamente. Ma la verità è che nessuno può dire di averlo fatto. Sono uno che si assume le proprie responsabilità, se avessi avuto un’interlocuzione di qualsiasi tipo con la politica su questo tema lo avrei detto senza alcun problema. 

Quindi l’ha scoperto dalla notizia riportata dal manifesto?

Sì, l’ho appreso così. Poi ieri mattina ho ricevuto il testo e ho potuto finalmente leggere. Ma ribadisco che né preventivamente, né durante l’esame al Senato, né dopo l’approvazione del decreto sono stato avvisato. 

Avete chiesto un intervento parlamentare immediato per togliere ogni riferimento al Consiglio nazionale forense dal decreto?

Sì, perché ciò che è scritto su quel decreto non rientra tra le nostre competenze. La legge attribuisce al Cnf certe prerogative. E tra queste non esiste la possibilità di erogare denaro agli avvocati o di fare da tesoreria di altri soggetti. Non è semplicemente possibile. Possiamo pagare i dipendenti del Consiglio, come tutti gli enti, ma non possiamo pagare gli avvocati. 

Neanche nel caso del patrocinio a spese dello Stato?

Assolutamente no. In quel caso i compensi ai legali passano attraverso la corte d’Appello. Il decreto di liquidazione viene emanato dal magistrato e poi sono gli uffici presso le 24 corti d’Appello sparse in Italia che provvedono al pagamento. Il Cnf non tocca proprio palla e neanche i singoli ordini. 

Al di là delle prescrizioni di legge in materia di pagamenti, cosa pensa dell’idea di premiare economicamente un avvocato se riesce a convincere il proprio assistito a lasciare il Paese?

Eviterei di commentare quello che i singoli avvocati decidono di fare, perché entrerei nel merito delle scelte personali di ciascuno di noi. 

Il Cnf però si fece promotore dell’apertura di uno sportello di assistenza legale gratuita ai migranti di passaggio dall’hotspot di Lampedusa già qualche anno fa. . . 

Certo, perché credo che tra i doveri dell’avvocato ci sia quello di assistere chi ha bisogno della nostra opera per la tutela dei diritti. Quale sia poi il tipo di assistenza da fornire rientra tra le scelte individuali, non me la sento di giudicare chi dovesse accettare o chi non dovesse accettare in base a un principio. 

Insieme ai rimpatri volontari, il governo ha fortemente ridimensionato patrocinio a spese dello Stato. Cosa ne pensa?

Abbiamo detto che non si può considerare il patrocino a spese dello Stato un costo, perché è un istituto di civiltà giuridica, è un istituto che dà attuazione all’articolo 24 della Costituzione, quindi o si crede nell’articolo 24 o non si crede nel diritto di difesa di tutti. Ma se qualcuno non crede nell’articolo 24 è un problema suo. Il nostro ordinamento giuridico si fonda sul principio di uguaglianza, sulla tutela dei diritti, sullo stato di diritto. E lo stato di diritto significa assicurare a tutti, anche a chi non ha i mezzi e le possibilità, di essere difeso. 

Il decreto sicurezza, come sa, in settimana correrà a tappe forzate alla Camera: i tempi per la conversione scadono il 25 aprile. Come presidente del Cnf metterà in campo qualche iniziativa per cancellare subito questa parte del decreto?

Mi auguro che sia lo stesso Parlamento a correggere il testo. Qualora ciò non dovesse accadere, decideremo in Plenum come muoverci. Purtroppo, visti i tempi stretti, temo che il Parlamento interverrà in un secondo momento con un’altra legge. Non si sono resi conto di aver scritto qualcosa che materialmente non figura tra le possibili attività del Consiglio.