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di Dino Martirano


Corriere della Sera, 31 agosto 2019

 

"Esprimo sconcerto per il totonomine che viene alimentato da nomi di fantasia". Così Luigi Di Maio, capo politico del M5S, ha liquidato il problema della formazione della squadra messa in cantiere da Giuseppe Conte, rilanciando poi nel campo del Pd la palla che nasconde l'ossessione (in tutti e due i partiti) per la divisione di seggiole e poltrone nei ministeri. E anche i dem, con il vice capogruppo al Senato Dario Stefano sostengono "che non si sta ancora parlando di nomi".

Il problema, però, stavolta è innescato anche dall'ossessione di Di Maio deciso a non mollare la postazione di vicepremier che, a sua volta, ha attivato un testardo veto della segreteria Zingaretti ancora intenzionata a sbarrare la strada a questo organigramma con i due vice di Conte: uno del M55 e uno del Pd. Sembra ormai chiaro che finché non si risolverà questo nodo tutti gli altri resteranno appesi al primo.

Così, nel secondo giorno di incarico, sul block-notes dei collaboratori più stretti del presidente Conte si sono moltiplicate le simulazioni di una possibile formazione della squadra di governo. Con variabili, talvolta impazzite, che danno le stesse caselle ministeriali contese dai due partiti e altre ancora in ballo tra esponenti della stessa formazione. Sempre dovendo tener conto, poi, delle soluzioni anche tecniche (Viminale, Farnesina, Economia e Difesa) costantemente monitorate dal Quirinale.

Se i vice saranno due, dunque, i nomi quotati rimangono quelli di Di Maio (ma inizia a circolare anche quello di Riccardo Fraccaro) e di Andrea Orlando (o di Dario Franceschini). Di conseguenza è in alto mare anche la copertura della poltrona strategica di sottosegretario alla presidenza del Consiglio: in questa postazione, Conte vorrebbe il grillino Vincenzo Spadafora mentre il Pd avrebbe scelto la vice segretaria Paola De Micheli. Per il Viminale, poi, è ancora apertissimo il metodo della scelta (un politico o un tecnico?): rimangono in campo Marco Minniti, Ettore Rosato e l'ex procuratore antimafia, ora parlamentare europeo, Franco Roberti; tra i tecnici l'ex prefetto Alessandro Pansa (senza dimenticare l'attuale capo della polizia Franco Gabrielli). Al ministero della Giustizia dove Conte e Di Maio vorrebbero confermare a tutti i costi il ministro uscente Alfonso Bonafede, si affaccia il nome prestigioso dell'avvocato Giuliano Pisapia (anche lui star delle preferenze alle elezioni europee per il Pd) senza escludere un ritorno in via Arenula per Andrea Orlando, magari con i galloni di vice premier.

All'Economia, se sarà il Pd a indicare il titolare di via XX settembre, resiste l'ipotesi di candidare il veterano del Parlamento europeo Roberto Gualtieri (tra i tecnici sarebbe pronto Carlo Cottarelli). Alla Difesa, i militari attendono di sapere se sarà confermata Elisabetta Trenta o se arriverà Luigi Di Maio (con o senza le mostrine di vicepremier).

Un ministero senza portafoglio delicato, perché la materia trattata è l'autonomia differenziata, è quello per gli Affari regionali: nel M55 pensano al senatore Vincenzo Presutto, commercialista super esperto in materia così come lo è Vasco Errani (Leu) che è stato presidente dell'Emilia Romagna. Alla Cultura la sfida potrebbe essere tra l'uscente Alberto Bonisoli (M55) e Anna Ascani (Pd) mentre ai Rapporti con il Parlamento/ Riforme sono in lizza Riccardo Fraccaro (M55) e Dario Franceschini.