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di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 31 dicembre 2024

Per i giudici il magistrato esamina i singoli casi. Polemica tra FdI e Pd. “Non c’è perfetta simmetria” tra le “eccezioni personali” e le “eccezioni territoriali”. La Corte di Cassazione torna sul tema dei rimpatri accelerati dei migranti irregolari in Paesi di origine inseriti nella lista dei Paesi sicuri. Lo scorso 4 ottobre la Corte di giustizia Ue aveva deciso che non può essere considerato sicuro un Paese se una parte del suo territorio non lo è (come la Transnistria in Moldavia). Il Tribunale di Roma e altre sezioni specializzate hanno dato per scontato che ciò vale anche quando ci sono categorie di persone non protette. Ma secondo la Cassazione non è così.

In una ordinanza interlocutoria, la 34898/24, scrive: “Non sembra possibile” che il giudice applichi “la decisione della Corte di giustizia in modo automatico ed estensivo ai Paesi designati sicuri, con eccezioni di categorie di persone”. Possibile invece “designare un Paese terzo come Paese di origine sicuro” sia pure in presenza di “eccezioni soggettive”. Compito, specificano, che spetta “soltanto al ministro degli affari esteri e agli altri ministri in sede di concerto”. E invitano ad attendere che la Corte di giustizia dia la parola definitiva al riguardo. Ma la Suprema corte non si limita a questo. Propone una propria “ipotesi di lavoro nello spirito della leale collaborazione”. Diversa dall’orientamento scelto dal Tribunale di Roma e dalle sezioni specializzate che hanno bocciato la linea del governo, ritenendo non sicuri Paesi come la Tunisia e l’Egitto che presentano rischi per singole categorie di persone, per esempio omosessuali o dissidenti politici. Una ipotesi capace di dirimere la questione giuridica, disinnescando lo scontro politico che ieri è tornato a divampare.

Sul tema, intanto, interviene il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che, in un’intervista alla Stampa, ha attaccato i giudici che con le loro ordinanze hanno bloccato il trasferimento dei migranti nel centro in Albania: “È stato evidente a tutti che alcuni magistrati abbiano pubblicamente e anche preventivamente espresso contrarietà a questa come ad altreiniziative del governo per contrastare l’immigrazione irregolare”.

Esulta FdI. Parla di “pietra tombale sulle speranze immigrazioniste della sinistra” il sottosegretario FdI Andrea Delmastro. Alberto Balboni evidenzia che per la Cassazione la lista dei Paesi sicuri “spetta al governo. Il magistrato non può arrogarsi il potere di fare questa scelta”. E Lucio Malan rimarca: “Le decisioni del Tribunale di Roma sui migranti fatti rientrare dall’Albania erano sbagliate e il governo aveva ragione. Chi ha attaccato il modello Albania dovrebbe chiedere scusa”.

Di parere opposto il Pd. “Tutti rilanciano la falsa notizia secondo la quale la Cassazione civile avrebbe ribaltato le decisioni dei giudici, quando si è limitata a rinviare alla Corte di giustizie Ue”, attacca Antonio Nicita. Pierfrancesco Majorino censura l’”ennesimo, insopportabile, giochino della destra”. E per Azione “la Cassazione conferma l’inutilità del decreto flussi”.

Ma qual è l’ipotesi suggerita dalla prima sezione civile della Corte di Cassazione? Un cambiamento di prospettiva. Non c’è bisogno, dice, di “disapplicare” la lista dei Paesi sicuri stilata dal governo. Basta limitarsi a tutelare il singolo immigrato nel caso concreto. Un principio che già c’è. È contenuto nell’articolo 2 bis comma 5 della normativa sulle procedure di asilo. E recita così: se il migrante invoca “gravi motivi per ritenere il Paese non sicuro per la propria situazione” il giudice può far cadere la “presunzione di sicurezza” di quel Paese.

“La Cassazione ha chiarito che per tutelare i richiedenti non serve mettere in discussione la valutazione generale operata dal governo, se non in caso di manifesto arbitrio”, spiega Mario Savino, ordinario di Diritto amministrativo e coordinatore di Adim (Accademia diritto e migrazioni). “Conta tutelare, nel caso concreto, i richiedenti che hanno motivi seri per chiedere la protezione. Per gli altri richiedenti - aggiunge Savino - che la Cassazione definisce “non meritevoli”, resta ferma la procedura di frontiera, che prevede tempi più rapidi e il trattenimento, così da favorire il rimpatrio e impedire l’ingresso in Schengen di chi abusa dell’asilo”.