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di Gianfranco Morra

 

Italia Oggi, 8 maggio 2019

 

Solo se chimica (e quindi reversibile) e soltanto se su richiesta del condannato per violenze sessuali. L'opinione pubblica è sempre più sconvolta dai frequenti episodi di stupro, anche pedofili, non di rado accompagnati dalla loro trasmissione in web, di cui ha giornalmente notizia. Il ministro degli interni, fra i rimedi possibili, ha anche invocato la castrazione chimica: "Che è una pratica democratica e pacifica.

Ci vuole, ha concluso Salvini, una castrazione chimica, con una pillola, non con le forbici. Magari dando a chi l'accetta uno sconto di pena". Ha suscitato lo sdegno e la protesta di molti, ai quali questa tecnica appare come un residuo di tempi oscuri e selvaggi. È stato accusato di crudeltà e di calcolo elettorale. Ma gli italiani stanno con lui e una petizione al parlamento, presentata l'altro giorno dal segretario della Lega, Molteni, ha già avuto 100 mila firme.

Che corrispondono ai dati di un sondaggio in merito: il 60% dei cittadini è favorevole a questa pratica in tutti i partiti (nella Lega, ma anche nel M5S, nonostante Di Maio abbia osservato: "Non è nel contratto di governo").

E parte non piccola giunge addirittura a chiedere la castrazione totale. Che sarebbe certo troppo. Si tratta tuttavia di un vecchio problema. Lo troviamo già agli albori della storia: Saturno tagliò i genitali al padre Urano. Più avanti la castrazione veniva usata per fini religiosi (culto di Cibele e gnostici, come Origene, che non esitò a fare il "sacrificio").

In Cina era una pena per stupratori e adulteri. Nel mondo islamico serviva a creare gli eunuchi per gli harem. Nel mondo cristiano produceva la voce infantile per il canto (castrati dell'opera). E il filosofo Abelardo, per avere sedotto la nipote Eloisa del canonico Fulberto, fu da lui fatto castrare. Tempi barbari, certo. Ma ancor oggi la castrazione chimica è presente nelle legislazioni di alcune nazioni tutt'altro che incivili (Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia, Francia, Belgio, alcuni Stati Uniti, Australia, India, Russia).

Ma solo col consenso del colpevole, di età non inferiore a 20 anni, del quale sia stata dimostrata la pericolosità sociale. Anche se non avviene spesso. Uno stato di diritto e democratico non può imporre la castrazione, ma solo fornirla come intervento opzionale richiesto dal "malato" a spese dello Stato. Si tratta dell'uso di farmaci ormonali, che riducono le fantasie e il desiderio sessuale, frenando l'eccitabilità. Non si tratta in alcun modo di una castrazione definitiva, perché la somministrazione dei farmaci può essere interrotta in ogni momento.

Non v'è dubbio che ridurre l'intervento di Salvini a una semplice fatto elettorale è cosa stupida. Il problema esiste da tempo e va affrontato, come fanno tante altre nazioni. Tutti ricordiamo il più riuscito fi lm dedicato a questo problema. Nel 1971 uscì la violentissima pellicola di Stanley Kubrick Arancia meccanica, tratta dal noto romanzo di Antony Burgess.

Con fine previsione, i due autori hanno indovinato cosa presto sarebbe accaduto anche nella civilissima Inghilterra e in tutta Europa: tre giovani sofisticati e svagati si dedicano alla tortura, allo stupro e all'uccisione. Tutti violenti e malvagi, tutti "arance meccaniche", persone umane fuori, criminali dentro, ma quella società in cui vivono lo è molto più di loro. Il loro capo Alex viene carcerato e sottoposto al metodo di cura, psico-chimico, "Ludovico".

Alla fine del dramma è "guarito" e può tornare nel mondo civile. Ma l'ultima inquadratura del fi lm mostra il suo sguardo ormai vuoto, più di un automa che di un essere libero. Non è più un uomo, perché non può più fare né il bene né il male. Sappiamo anche che la tendenza alla violenza e allo stupro non dipende solo da fatti fisici e costitutivi.

Molto vi contribuiscono la mancata educazione morale e sociale. La castrazione chimica non esaurisce il problema, anche se sarebbe un errore non tener conto della sua utilità in certe condizioni. L'uomo è sempre un essere complesso, qualcosa di misto (una medietas dicevano gli umanisti del rinascimento) tra la bestia e Dio. Occorre aiutarlo a superare la sua animalità nella spiritualità. Con la formazione familiare, scolastica e sociale. Anche se, nei casi in cui la bestialità prevalga, occorre aiutarlo (dietro sua richiesta) con i mezzi che la scienza ci suggerisce. Compresa la castrazione chimica.