di Gianluca Modolo
La Repubblica, 18 agosto 2022
Sottoposti ad abusi ed elettroshock, gli oppositori finiscono spesso in un buco nero. Il Partito comunista cinese continua a ricorrere a queste false terapie “nonostante più di un decennio fa abbia applicato modifiche legislative per frenare questa pratica barbara”, denuncia dell’Ong Safeguard Defenders.
“Nel 2022 il Partito comunista cinese imprigiona ancora regolarmente oppositori politici negli ospedali psichiatrici nonostante più di un decennio fa abbia applicato modifiche legislative per frenare questa pratica barbara”. È la denuncia dell’Ong Safeguard Defenders, che nel suo ultimo rapporto documenta i ricoveri forzati per chi critica il Partito in strutture psichiatriche senza nessuna giustificazione medica.
Dagli anni ‘80 le autorità di Pechino hanno utilizzato il sistema di ospedali psichiatrici del Paese, noto come “ankang”, per reprimere i prigionieri politici: ora l’Ong afferma che questa pratica continua, nonostante le riforme. La maggior parte dei dati contenuti nel rapporto proviene da interviste alle vittime e alle loro famiglie pubblicate online dalla ong cinese Civil Rights and Livelihood Watch, fondata dall’attivista e giornalista Liu Feiyue: i dati riguardano i casi di 99 cinesi sottoposti a ricovero psichiatrico per motivi politici tra il 2015 e il 2021.
La collusione dei medici -
“Medici e ospedali colludono con il Pcc per sottoporre le vittime a ricoveri inconsapevoli e non necessari dal punto di vista medico e a medicazioni forzate”, si legge nel rapporto. Dove si sottolinea che questi numeri rappresentano solamente “la punta dell’iceberg”. Stando al rapporto, in più della metà dei casi i medici non avevano condotto valutazioni psichiatriche prima del ricovero, violando una legge nazionale sulla salute mentale entrata in vigore nel 2013.
“In nome del mantenimento della stabilità - denuncia l’ong con sede a Madrid - il Partito è in grado di allontanare gli attivisti senza alcuna speranza di vedere un avvocato o di andare a processo, mentre diagnostica loro una malattia mentale in modo che siano socialmente isolati anche dopo il rilascio”.
Una volta all’interno, le vittime possono rimanervi per mesi o addirittura anni. “Molti pazienti hanno subito abusi fisici e mentali. Sono stati sottoposti a dolorosi elettroshock, spesso senza anestesia; sono stati legati ai loro letti dove sono stati lasciati per ore a giacere umiliati nei loro stessi escrementi; sono stati picchiati e isolati”.
La ragazza dell’inchiostro - Tra le storie citate nel rapporto-denuncia spicca quella di Dong Yaoqiong, la “ragazza dell’inchiostro”. Questa trentenne originaria dello Hunan venne arrestata dopo che su Twitter aveva postato un video in cui macchiava di vernice nera il ritratto del presidente Xi Jinping.
Sottoposta a sorveglianza 24 ore su 24 e costretta ad assumere farmaci, venne rilasciata l’anno seguente. Passano dodici mesi e viene rimandata in ospedale, “dove ha subito percosse ed è stata legata al letto”. Dimessa sei mesi dopo, mostrava segni di demenza e soffriva di incubi notturni. È stata rimandata in ospedale all’inizio del 2021. Oggi nessuno sa esattamente dove si trovi la “ragazza dell’inchiostro”.











