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di Errico Novi


Il Dubbio, 14 ottobre 2020

 

Nella valutazione preliminare, si schierano per la decadenza due togate di "Mi", astenuto un laico indicato dai 5S. Ora tra le correnti è guerra aperta.

Se non altro la materia è degna di una trasposizione cinematografica. Il plenum del Csm deciderà sulla permanenza di Piercamillo Davigo lunedì prossimo 19 ottobre, cioè nel secondo dei tre giorni in cui i magistrati voteranno per l'Anm, e nel giorno precedente a quello in cui l'ex pm di Mani pulite compirà 70 anni. Un film, davvero, di cui ieri si è proiettato il prequel: la Commissione verifica titoli del Consiglio superiore ha approvato, a maggioranza, una proposta sfavorevole alla permanenza di Davigo, che martedì 20, appunto, si congederà dalla magistratura per raggiunto limite d'età.

Si sono espresse per la decadenza Paola Braggion e Loredana Micciché, entrambe togate di "Magistratura indipendente", unico gruppo che pare chiaramente schierato per l'uscita del consigliere; si è astenuto il terzo componente della commissione, il laico Alberto Maria Benedetti. "La questione merita approfondimenti", ha commentato il consigliere eletto su indicazione del M5S, "alle ragioni giuridiche se ne devono aggiungere altre relative al funzionamento del Csm e alla messa in sicurezza dei suoi provvedimenti. In plenum potrei decidere di esprimermi in un senso o nell'altro". Sembra un preannuncio di voto favorevole a Davigo. Certo è in arrivo la tempesta perfetta che scatenerà una tensione ancora più violenta tra le correnti.

La posizione sfavorevole a Davigo da parte di "Mi" era nota e trasparente. Erano state sempre Micciché e Braggion a decidere a maggioranza, contro il voto sfavorevole di Benedetti, per la richiesta di un parere all'Avvocatura dello Stato. Parere impietoso per l'ex pm del Pool: è inevitabile la decadenza di un consigliere magistrato che, come nel caso in questione, entri in quiescenza. Il riferimento è a una sentenza del Consiglio di Stato emessa nel 2011.

L'Avvocatura ha ripreso anche il concetto esposto da Giovanni Maria Flick in un'intervista a questo giornale: se davvero i costituenti, all'articolo 104, avessero voluto riferirsi alla durata dei 4 anni per ciascun singolo componente del Csm, lo avrebbero esplicitato esattamente come avviene all'articolo 135, che riguarda i giudici costituzionali e in cui si sancisce che la durata del mandato è di 9 anni per ciascuno di essi. L'argomento di Flick è recepito dal parere dell'Avvocatura ed è fatto ora proprio dalla proposta che la Commissione verifica titoli sottoporrà lunedì al plenum. È un argomento difficilmente superabile. Poi c'è pur sempre la politica.

Come riportato su queste colonne ieri, la partita non è chiusa, e anzi vede ancora Davigo lievemente in vantaggio. Intanto la decisione di calendarizzare il plenum sul caso non per oggi, come ipotizzato all'inizio, ma per lunedì ha un suo peso.

Il vicepresidente David Ermini l'ha assunta dopo una consultazione all'interno del comitato di presidenza del Csm, che oltre a lui annovera i due componenti di diritto, ossia il presidente della Cassazione Pietro Curzio e il pg Giovanni Salvi. Calendarizzare ad horas il dibattito su Davigo avrebbe imposto di dichiarare la straordinarietà della questione, come prevede il regolamento del Csm. In via ordinaria, serve un preavviso di 5 giorni.

Forse e per "Mi" sarebbe stato interessante presentarsi alle urne dell'Anm, che si aprono domenica e si chiudono martedì 20, con in tasca la vittoria sulla decadenza di Davigo. Ma c'è l'orientamento di Area (5 consiglieri), dato per favorevole alla permanenza del consigliere, cosi come lo sarebbe quello dei 3 togati della davighiana "Autonomia e indipendenza" (il diretto interessato non vota) e del laico Fulvio Gigliotti (indicato dal M5S). Se Benedetti sembra tendere alla permanenza, Filippo Donati sarebbe quanto meno per l'astensione.

In tutto i voti abbastanza sicuri per Davigo, fra i consiglieri non di diritto (escluso Ermini che non dovrebbe votare), sarebbero 10 su 23. Incerti Nino Di Matteo, i vertici della Cassazione, che sono culturalmente vicini ad "Area", e gli stessi due togati di Unicost, Michele Ciambellini e Conchita Grillo. Se Davigo uscisse, subentrerebbe un giudice della corrente centrista, Carmelo Celentano. Il punto è che Unicost si è trova spesso a votare con Area e "Aei", ed è perciò nella posizione più delicata.

L'acme della contraddizione si coglie se si pensa che l'Avvocatura dello Stato potrebbe trovarsi a difendere il Csm nell'eventuale ricorso di Celentano, qualora Davigo restasse e il suo potenziale subentrante impugnasse davanti al Tar la delibera del plenum. È il paradosso alla "Ritorno al futuro" che aveva spinto Benedetti a votare contro la richiesta del parere. Ora potrebbe essere un motivo in più a favore della decadenza, unica scorciatoia per evitare l'ennesimo cortocircuito istituzionale.