di Assia Neumann Dayan
La Stampa, 25 agosto 2022
In Italia le donne sembrano essere condannate a morte. È il fallimento dello Stato, lo guardiamo mentre va in rovina, contiamo le donne ammazzate da familiari o ex fidanzati o mariti, sperando che non tocchi mai a noi. Da gennaio ad oggi sono stati 77 i femminicidi, di cui 67 in ambito familiare. La verità è che una donna in Italia può essere costantemente molestata, picchiata, pedinata, aggredita, ricattata, può sporgere quante denunce vuole, ma quella donna deve affidarsi più alla buona sorte che allo Stato: ci si fa il segno della croce e si prova a vivere. Alessandra Matteuzzi, una donna di 56 anni, tra martedì e mercoledì è stata ammazzata a martellate dall’ex fidanzato, Giovanni Padovani, su un marciapiede di Bologna.
Una volta finita la relazione, Padovani aveva iniziato a perseguitarla, lei lo aveva subito denunciato per stalking e ottenuto un’ordinanza restrittiva: lui le aveva spaccato i vetri, le era entrato sul balcone, staccato la luce, le faceva appostamenti, la chiamava in continuazione. La sorella di Alessandra, che era al telefono con lei mentre veniva uccisa e che ha subito chiamato i carabinieri, dice che se lui dovesse essere lasciato libero ammazzerebbe pure lei. La vicina di casa ha riferito che Alessandra le aveva chiesto di non aprire mai a quell’uomo, che nell’ultimo periodo era diventato molto insistente. Un altro ragazzo che abita in quel condominio ha raccontato che Alessandra gli aveva chiesto il numero di telefono e che lo avrebbe chiamato in caso di bisogno: probabilmente stava cercando di costruirsi una rete di protezione alternativa, come se sapesse che la sua voce sarebbe rimasta inascoltata. Le indagini contro Padovani erano state avviate, ma Alessandra è morta lo stesso. Queste donne muoiono anche se fanno di tutto per rimanere vive. “A cosa serve denunciare?” credo sia la domanda che tutte le donne che si ritrovano in una situazione simile si facciano, e credo che molte di loro ci rinuncino. Una preghiera, un pensiero magico, si spera che bastino. Queste donne leggono i giornali che riportano una strage quotidiana, guardano i telegiornali che raccontano storie simili alle loro in cronaca nera, e poi tornano alla vita di sempre sperando in un colpo di fortuna.
Possiamo analizzare il movente di un omicidio, possiamo controllare tutti i profili social degli assassini e delle vittime, e in questo caso se ne è molto parlato, possiamo indignarci per tutta la vita, ma forse è arrivato il momento che qualcuno avanzi delle proposte: come si può arginare questa strage, quali soluzioni potrebbero essere efficaci a tutelare le donne che denunciano, come mettere in sicurezza il futuro. Di proposte non ne ho sentite, ma magari sono io che non ho letto bene i programmi elettorali, i giornali, i tweet delle persone che dovrebbero occuparsi di giustizia. Alessandra Matteuzzi era una donna indipendente, aveva un lavoro, degli amici, una famiglia, viaggiava, viveva. Una storia come tante, e, purtroppo, una tragedia come tante.










