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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 13 maggio 2022

“Linee di indirizzo per la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi per il reinserimento socio- lavorativo delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria limitativi o privativi della libertà personale”, sancito in Conferenza unificata e in Conferenza Stato-regioni del 28 aprile l’accordo, ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il governo e le regioni, l’attuazione di programmi di reinserimento per detenuti.

Tali programmi consistono nell’attivazione di percorsi di inclusione lavorativa, di istruzione e di formazione-lavoro, anche prevedendo indennità a favore dei soggetti che li intraprendono, programmi di assistenza alle persone sottoposte a provvedimenti limitativi della libertà personale emanati dall’autorità giudiziaria, programmi di reinserimento sociale di tossicodipendenti, assuntori abituali di sostanze psicotrope o alcoliche, soggetti con disagio psichico, seguiti dai servizi socio-sanitari. Destinatari dei programmi sono i soggetti condannati in esecuzione penale, persone ammesse a sanzioni penali sostitutive, indagati o imputati con provvedimenti di sospensione del processo e messa alla prova, persone sottoposte a misure di sicurezza e, minorenni indagati e in misura cautelare.

L’accordo prevede la stesura di appositi piani di azione e cabine di regia regionali, quest’ultime costituite dai direttori e dagli assessori regionali competenti, dal Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, dal direttore dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna, dal direttore del Centro per la giustizia minorile, da un referente dell’Anci regionale o dal Consiglio delle autonomie locali. Alla cabina di regia, tra gli altri, sono invitati a partecipare il garante regionale dei detenuti e il garante comunale, ove presente.

Nella stessa occasione è stato sancito l’accordo, ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano e gli enti locali, sulla proposta del Tavolo di consultazione permanente sulla sanità penitenziaria concernente l’istituzione di strutture comunitarie sperimentali di tipo socio- sanitario a elevata integrazione sanitaria rivolte a minori e giovani adulti con disagio psichico e/ o abuso di sostanze.

Il lavoro è uno dei pilastri del trattamento penitenziario. Ci viene in aiuto il XVIII rapporto di Antigone attraverso le analisi dei dati. Al 30 giugno 2021 sappiamo che i detenuti alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria erano 15.827 e Antigone può facilmente calcolare, usando come riferimento il budget per il 2021, che il loro costo lordo mensile si approssima a 621,4 euro.

Questa copertura finanziaria - viene sottolineato nel rapporto - rende palpabile la problematica che in diversi istituti ci è stata rappresentata sull’impossibilità di garantire un lavoro a tutti i detenuti che ne avrebbero diritto e bisogno. Da questa situazione discendono due conseguenze: sia la rotazione periodica dei detenuti su lavori - come quelli domestici - per i quali non è prevista un’alta professionalità; e dall’altra anche la prassi più volte denunciataci di retribuire i detenuti per meno ore rispetto a quelle realmente lavorate. Al 30 giugno 2021 il numero complessivo di lavorazioni presenti negli istituti di pena era di 254 delle quali 244 erano quelle attive. Di queste 115 erano quelle gestite dall’amministrazione penitenziaria. In totale i posti di lavoro garantiti da queste lavorazioni erano 1.742 a fronte di un numero di posti potenziale di 2.142.

Le tipologie di lavorazioni più diffuse sono: vivaio/ serra/ tenimenti agricolo/ allevamento (34 su 35 in attività delle quali 26 gestite dall’amministrazione), sartoria/ calzetteria/ maglieria con 31 lavorazioni attive e 24 di queste gestite dall’amministrazione, la lavanderia con tutte le 24 postazioni attive la metà delle quali gestite dall’amministrazione penitenziaria, pasticceria/ panificio/ pizzeria con 22 lavorazioni attive su 23 di cui 20 gestite da un’azienda/ cooperativa esterna, e ancora l’assemblaggio/ riparazione di componenti vari con 21 attività attive su 21, la stragrande maggioranza delle quali di cooperative/ aziende esterne. I detenuti occupati in ambito agricolo erano 304 di cui 129 nelle 4 colonie.

Passando ai detenuti lavoranti non alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, Antigone rivela che al 30 giugno 2021 questi erano 2.130, rappresentando il 3,9% sul totale dei detenuti. Tra questi i semiliberi erano 677, le persone in articolo 21 erano invece 506, mentre lavoravano in istituto per imprese 160 detenuti e 777 detenuti lavoravano per cooperative. Alle imprese e società cooperative che assumono detenuti e internati sono destinati dalla c. d. legge ex Smuraglia gli sgravi fiscali e le varie agevolazioni previste anche dal bilancio. Nel 2020 il consuntivo del Ministero della Giustizia riporta a 10 milioni gli euro destinati per questi sgravi e agevolazioni. Facendo dei rapidi calcoli per ciascuno dei 2.130 detenuti sono stati stanziati circa 4.695 euro di sgravi e agevolazioni fiscali. E la formazione professionale? Un disastro. Antigone denuncia che l’offerta degli ultimi 25 anni si è ridotta in maniera significativa. Se nel 1996 riusciva a coinvolgere l’8,34% dei detenuti presenti, già dal 2016 non si riesce a raggiungere il 3% della popolazione reclusa.