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Il Dubbio, 15 gennaio 2021


La pronuncia sull'allentamento delle misure in Valle d'Aosta. Un no alla Valle d'Aosta che diventa per estensione un no a tutte le Regioni che intendessero legiferare sui temi legati alla tutela della salute pubblica, inserendo norme meno severe rispetto a quelle fissate dal Governo e dunque dallo Stato, per fronteggiare la pandemia da coronavirus.

La Corte Costituzionale, con l'ordinanza depositata ieri al palazzo della Consulta, relatore il giudice Augusto Barbera, chiude definitivamente la diatriba più volte aperta fra Stato e Regioni al tempo del Covid, su a chi spettasse dire l'ultima parola sul livello di tutela della salute pubblica: spetta allo Stato. Nella motivazione della Corte si sottolinea infatti che "la materia della profilassi internazionale è riservata alla competenza esclusiva dello Stato", richiamando anche a "una gestione unitaria dell'epidemia a livello nazionale".

Ecco perché la Consulta ha sospeso gli effetti della legge regionale della Valle d'Aosta, che consentiva misure di contenimento della diffusione del contagio da coronavirus che erano di "minor rigore rispetto a quelle statali". I giudici hanno dato dunque ragione al Governo, accogliendo l'istanza che era stata proposta in via cautelare dal Presidente del Consiglio dei ministri, nell'ambito del ricorso contro la legge regionale valdostana.

E si tratta di una decisione "storica", in quanto si interviene in modo specifico e puntuale sulla gerarchia istituzionale riguardo alla tutela della salute pubblica sospendendo in via cautelare gli effetti di una legge, decidendo tra l'altro di depositare immediatamente l'ordinanza con la relativa motivazione, per evitare il rischio di "un irreparabile pregiudizio" verso "l'interesse pubblico a una gestione unitaria dell'epidemia a livello nazionale", nonché di "un pregiudizio grave e irreparabile per la salute delle persone".

"Nessun passaggio pericoloso per la salute dei valdostani è mai stato fatto, tant'è che da fine ottobre e soprattutto nel mese di novembre la Valle d'Aosta è stata la regione in cui il miglioramento dei dati è stato più rapido - ha commentato il presidente della Valle d'Aosta, Erik Lavevaz. È stata chiamata in modo erroneo legge anti Dpcm, ma così non è perché è una legge che è stata applicata con una logica di prudenza e di correttezza rispetto agli ambiti sanitari e scientifici".

Sempre ieri, la Consulta ha esaminato la questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Bolzano sull'articolo 262, primo comma, del Codice civile, là dove non consente ai genitori di assegnare al figlio, nato fuori dal matrimonio ma riconosciuto, il solo cognome materno. In attesa del deposito dell'ordinanza, l'Ufficio stampa della Corte fa sapere che il collegio ha deciso di sollevare davanti a sé stesso la questione di costituzionalità del primo comma dell'articolo 262 del Codice civile che stabilisce come regola l'assegnazione del solo cognome paterno. La Corte ha ritenuto che tale questione sia pregiudiziale rispetto a quella sollevata dal Tribunale di Bolzano.