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di Valentina Stella

Il Dubbio, 7 maggio 2022

Gli ergastolani ostativi non possono più aspettare: la Consulta pertanto non rinvii la decisione sulla questione di legittimità costituzionale relativa alla norma sul fine pena mai, prevista per il prossimo 10 maggio.

È questa, in sintesi, la richiesta inviata ieri ai giudici di Piazza del Quirinale dall’avvocato Giovanna Araniti, difensore di S. P., detenuto non collaborante, sulla cui richiesta di accesso alla libertà condizionale è stato appunto sollevato dalla Cassazione il dubbio dinanzi alla Consulta. Araniti formalmente chiede che i giudici rigettino la richiesta dell’Avvocatura dello Stato che due giorni fa, su impulso della Commissione giustizia del Senato, aveva invitato la Corte a procrastinare la decisione in attesa che il Parlamento approvi la nuova legge.

“Bisogna consentire - ci spiega l’avvocato - che tutte quelle istanze che sono rimaste congelate, in attesa di avere una normativa o una pronuncia di incostituzionalità, vengano finalmente vagliate dalla magistratura di sorveglianza, anche perché gli ergastolani ostativi che hanno già maturato un termine di carcerazione più che trentennale sono tanti. Si tratta di persone anziane, con problemi di salute, che hanno diritto quanto prima a ricevere una valutazione delle loro richieste dopo un periodo così lungo di detenzione”.

L’avvocato nell’istanza stigmatizza la lentezza della politica a cui è stato concesso un anno dalla Consulta per elaborare una nuova legge: “Il Parlamento in seguito all’ordinanza di codesta Corte n. 97/ 2021 del 15 aprile 2021, si è attivato in ritardo per dare attuazione al contenuto della stessa. L’esame in Commissione Referente è iniziato il 4 agosto 2021 e si è concluso il 24 febbraio 2022. La discussione alla Camera dei Deputati è iniziata il 28 febbraio 2022 e si è conclusa il 31 marzo 2022, con trasmissione del testo al Senato solo in data 1 aprile 2022”. Ora, come sapete, il testo approvato a Montecitorio è in discussione nella commissione Giustizia del Senato dove, scrive Araniti nella richiesta di rigetto, “si sta procedendo a rilento ed è stato presentato un nuovo disegno di legge con varie modifiche al testo varato dalla Camera”.

Lo scenario ipotizzato dall’avvocato, che non si discosta molto dalla possibile realtà, è quello per cui “l’approvazione eventuale di modifiche ed emendamenti, ovviamente, comporterebbe un esame ulteriore dell’eventuale testo approvato da parte della Camera, per cui non è assolutamente preventivabile una pacifica approvazione della legge in tempi brevi, con o senza modifiche, ove si giunga ad un accordo sui punti di contrasto”.

Quindi, segnala l’avvocato, “l’eventuale pronuncia d’incostituzionalità non impedirebbe al Parlamento, anche in futuro, con le tempistiche ritenute più opportune, di varare una nuova normativa che tenga conto dei principi sanciti da codesta Corte, non apparendo corretto dilatare, ancora, a dismisura la situazione di “limbo” in cui versano il P. ed altri condannati, in attesa della pronuncia di codesta Corte, dopo un più che congruo periodo di sospensione del giudizio”.