di Francesco Grignetti
La Stampa, 8 gennaio 2023
Il governo vuole riaprire centinaia di piccole sedi soppresse da Monti nel 2012 “Fu una scelta fallimentare serve giustizia di prossimità” D’accordo Lega e Forza Italia. C’è una riforma di dieci anni fa che a questo governo proprio non piace e che intende riscrivere di sana pianta: quella detta della “geografia giudiziaria”.
Erano i tempi del governo Monti e della Guardasigilli Paola Severino. Per ragioni finanziarie e di economia delle forze, furono tagliati di brutto i tribunali minori. Nel giro di qualche anno ben 215 sedi distaccate furono cancellate nonostante le proteste veementi dei territori colpiti. E furono dimezzati i giudici di pace. Unica Regione che sul momento venne risparmiata fu l’Abruzzo, ma soltanto però era stato appena travolto dal terremoto.
Si salvarono anche le tre sedi insulari di Lipari, Portoferraio e Ischia. Con il nuovo anno, si ripropone il problema abruzzese perché scade l’ennesima proroga. E da quelle parti si sta in ansia perché speravano che ci sarebbe stata una parola nel decreto Milleproroghe che invece non c’è. Le sedi di Sulmona, Avezzano, Lanciano e Vasto sono però “al sicuro”, garantiva nei giorni scorsi il governatore Marco Marsilio, FdI.
E sarebbe stato ben strano il contrario, considerando il filo diretto con Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia intende andare oltre. “Dobbiamo prendere atto - spiega il responsabile Giustizia, il sottosegretario Andrea Delmastro - che quella riforma è stata un fallimento. Mancano i risultati attesi. Non ha garantito la celerità dei giudizi che prometteva. E ha spento in troppi luoghi la luce della legalità rappresentata da una sede giudiziaria”.
Fin qui la premessa politica di una controriforma che vuole riaprire centinaia di piccoli tribunali perché “la giustizia di prossimità - dice ancora Delmastro - è un valore in sé”. Il congelamento della situazione abruzzese, in questo senso, è emblematica. Se i quattro piccoli tribunali si chiudessero come voleva la riforma Severino del 2012, praticamente metà Abruzzo resterebbe senza un tribunale o un ufficio di procura. E sono a rischio proprio le aree meridionali, quelle a maggior rischio di infiltrazione da parte della criminalità pugliese.
In verità, gli addetti ai lavori sanno che Giorgia Meloni vorrebbe ridisegnare la geografia giudiziaria fin da quando, un paio di anni fa, chiese e ottenne un appuntamento con la ex ministra Marta Cartabia. In quell’occasione parlarono di molte cose: di prescrizione, carceri, organici, nuovo Csm. E dei piccoli tribunali da riaprire. Non a caso il ridisegno delle sedi è una delle promesse nel programma elettorale del centrodestra. E anche gli alleati leghisti e forzisti sono convinti che sia ora di rimettere mano alle aperture degli uffici giudiziari.
“Cartabia - rivela oggi Delmastro, che preparò la visita al ministero del 2021- era fermamente convinta che per arrivare ai risultati concordati con l’Europa, e cioè la velocizzazione dei processi civili e penali, sarebbe stata sufficiente una massiccia digitalizzazione.
Noi esprimevamo una posizione molto diversa. La digitalizzazione può essere di aiuto per il processo civile, ma non basta senza un massiccio investimento nel personale. Per il processo penale, poi, la smaterializzazione degli atti è addirittura un serio rischio. E nulla potrà mai contraddire il principio di fondo del contraddittorio. Il ritorno a una giustizia di prossimità aiuterà la celerità, non il contrario”.









