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di Francesco Grignetti

La Stampa, 27 dicembre 2022

Allo studio il ritorno alla normativa precedente al 2018: compiuti i 18 anni, trasferimento nelle carceri degli adulti. Il sistema delle carceri minorili è in affanno, inutile nasconderlo. L’evasione di massa dal Beccaria di Milano è solo l’ultimo eclatante episodio di tanti.

Segnali di un sistema che non regge più. E il governo pensa a una riforma che è in realtà una controriforma. Al ministero della Giustizia progettano di tornare alla situazione ante-2018, quando nei riformatori i detenuti erano tutti minorenni. C’è questa intenzione, per dire, dietro le parole del sottosegretario Andrea Ostellari, Lega, che uscendo dal carcere minorile di Milano ieri diceva: “Penso che sulla giustizia minorile dobbiamo accendere un faro importante, non solo come Giustizia, ma anche come governo e come Parlamento”.

Un passo indietro. Solo in questa settimana di Natale, oltre a quello di Milano, ci sono stati altri tre episodi scottanti che riguardano le carceri minorili. Due giovanissimi detenuti sono scappati dal carcere di Nisida, che è un’isoletta nel golfo di Napoli, e soltanto perché bloccati dal mare sono stati subito ripresi.

A Casal del Marmo, carcere minorile di Roma, c’è stata una maxi-rissa, sedata a fatica dalla polizia penitenziaria. “Sembra una polveriera pronta ad esplodere, gli eventi critici accadono con cadenza giornaliera”, denuncia il sindacalista Donato Capece, del sindacato autonomo Sappe.

A Bologna, nel carcere minorile del Pratello, i giovanissimi ristretti si sono ribellati e per due giorni di seguito hanno dato fuoco ad alcune stanze. Anche qui si parla di sovraffollamento. Alcuni agenti sono rimasti intossicati. A seguito dei fatti, tre ragazzi maggiorenni sono stati trasferiti presso la Casa Circondariale di Bologna.

Che la situazione sia diventata tesa, lo riconosce anche il capodipartimento, la magistrata Gemma Tuccillo, che regge le carceri minorili dal 2017 ed è alla vigilia della pensione. “Non voglio dare tutte le colpe alla pandemia - commenta Tuccillo - ma è un fatto che le devianze giovanili siano in forte crescita. Accade soprattutto al Nord e accade con giovanissimi italiani e non. Molti sfogano la rabbia e la frustrazione con aggregazioni estemporanee, non baby- gang strutturate ma effimere, dove però si finisce con il commettere reati. E così le nostre strutture sono andate in affanno. Affrontiamo per la prima volta il sovraffollamento”.

Ai numeri, si aggiungono tensioni inedite. Una, abbastanza comprensibile, la racconta il Garante per i diritti dei detenuti, Mauro Palma: “I giovani complessivamente sono più fragili che in passato. In particolare, perché costruiscono la propria apparente identità attraverso sistemi virtuali di comunicazione. All’interno di una istituzione detentiva, dove ovviamente si interrompe quel tipo di connessione, anche perché non si ha più il cellulare che sembrava comprendere tutto il proprio mondo, ci si ritrova soli in una situazione che non si sa gestire, se non con rabbia e fuga”.

La prima misura a cui pensa il governo è l’abolizione di una riforma che porta la firma di Andrea Orlando, che previde di lasciare nei riformatori minorili anche i neo-maggiorenni fino a 25 anni qualora fossero già detenuti, per non spezzare il percorso di trattamento. “Dobbiamo riportare le carceri minorili a ciò per cui sono state pensate”, dice ora un autorevole esponente dell’esecutivo. “E cioè separare i minori da chi minore non è più”.

La scelta del destra-centro è fin troppo facile da spiegare: allontanando la quota di giovani adulti tra 18 e 25 anni, da una parte si deflazionerebbero gli istituti minorili, dall’altra s’immagina che sarebbero più facili da gestire.

E a quel punto i trattamenti e la formazione potrebbero dare risultati migliori. La notizia di una contro-riforma in arrivo allarma il presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella: “I fatti del Beccaria - dice - non vanno strumentalizzati. I ragazzi vanno educati prima che puniti. Il modello detentivo deve essere per loro residuale anche se sono giovani adulti”.