sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Vincenzo Musacchio

 

Gazzetta del Mezzogiorno, 10 maggio 2019

 

Tommaso Buscetta, per anni, si rifiutò di rivelare a Giovanni Falcone quali erano i rapporti tra mafia e politica, ripetendogli che in nostro Paese non era pronto a una simile "rivoluzione". Buscetta iniziò a parlare, quando il sistema di potere s'indebolì e molti collaboratori di giustizia ritennero che quegli uomini potentissimi collusi con la mafia, non detenessero più il potere che avevano prima.

È da quel momento che si apre una nuova stagione dell'antimafia che però termina con la morte di tutti i suoi protagonisti in particolar modo di quelli che si erano avvicinati al cd. "quarto livello" (Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino). L'espansione della criminalità organizzata, di fatto, è cominciata con le grandi privatizzazioni, la deregolamentazione e in particolare con la gestione degli appalti e delle opere pubbliche.

Le mafie erano già pronte per il momento cruciale in cui si sarebbe aperta la partita delle nomine da parte della politica e hanno preteso posti di primo piano in ambito locale e nazionale scegliendo persino i candidati per le elezioni e attivandosi per affiancarli a uomini influenti dello schieramento su cui avevano puntato.

La criminalità organizzata è riuscita a creare, con il metodo correttivo o con la violenza, secondo i casi, reti politico-clientelari e intrecci del potere mafioso in grado di orientare le scelte politiche ed economiche a livello locale, nazionale e sovranazionale. Orientare le nomine politiche per le mafie significa essere più forti nella costituzione di lobby politico mafiose da utilizzare in posizioni chiave della vita economica, sociale e istituzionale del nostro Paese.

La criminalità organizzata è dentro il meccanismo delle nomine politiche a qualsiasi livello: la spartizione da manuale Cencelli, tipicamente italiana, purtroppo, trova ampio consenso anche da parte delle mafie. Si nominano persone fiduciarie del politico di turno che spesso è stato eletto con i voti della mafia e che quindi dovrà restituire il favore alla stessa con gli interessi.

La verità è che alla nostra classe politica non è mancato il coraggio di rinnovare le sue prassi di gestione del potere affidando gli enti alle persone meritevoli e competenti, anzi, la stessa ha proprio scelto consapevolmente di stringere un patto scellerato con le mafie. Alla competenza delle persone, si è preferita la gestione corrotta del potere cui ormai siamo abituati da tempo immemore.

Durante un interrogatorio risalente agli anni ottanta, al magistrato che gli poneva la domanda "Che cosa è la mafia?", Frank Coppola, boss mafioso americano, così rispose: "Signor giudice, tre magistrati vorrebbero diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell'appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino: quest'ultimo otterrà il posto. Questa è la mafia".

Questo banalissimo esempio spiega come oggi criminalità organizzata e corruzione stiano sconfiggendo lo Stato poiché i governi garantiscono alle mafie impunità e offrono nuovi affari insediando nei posti di potere proprio i cretini. La corruzione è oggi il principale strumento di penetrazione delle mafie nelle istituzioni a qualsiasi livello.

Nell'inchiesta denominata "Mafia Capitale", in una delle tante intercettazioni, Buzzi dice testualmente: "Me li sto a comprà tutti". "Chi se ne frega se al Campidoglio le cose sono cambiate, se adesso c'è un sindaco e poi ce ne sarà un altro". "Ho il portafogli a disposizione e uno appresso all'altro me li compro tutti".

A questo punto viene da domandarsi: perché non c'è una reazione popolare a tutto questo marciume? Credo non sia per paura, ritengo, invece, che la mafia "politica", insediata ormai ovunque, si rapporti ai territori come un'impresa che offre beni e servizi, immette capitali, fa girare l'economia e che quindi sta diventando molto più pericolosa di quella di Totò Riina perché crea intorno a se consenso e complicità spesso volute e ricercate proprio da quella società civile che dovrebbe lottarla.