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di Michele Bocci

La Repubblica, 12 maggio 2022

A fine giugno scadono i termini della “manifestazione di interesse” per le aziende che vogliono coltivare la marijuana medica e affiancare lo stabilimento Farmaceutico militare di Firenze. Mancano ancora quasi due mesi alla scadenza del bando ma molti privati si sono già fatti avanti per produrre cannabis terapeutica.

Sono una dozzina le società che hanno fatto domanda e il loro numero è testimone di un interesse che potrebbe servire finalmente a superare gli annosi problemi di disponibilità della marijuana per i pazienti ai quali viene prescritta. La difficoltà a reperire il farmaco è stata drammaticamente testimoniata da Walter De Benedetto, il malato di artrite reumatoide aretino morto due giorni fa che è diventato un paladino dell’auto produzione della cannabis proprio in risposta alle carenze di forniture ai pazienti.

Il Farmaceutico militare e le importazioni - Fino ad ora in Italia l’unica struttura autorizzata a produrre canapa per scopi terapeutici è l’Istituto Farmaceutico militare di Firenze. Dopo una fase sperimentale, nel 2016 ha iniziato a fare le prime spedizioni. Il problema è che quella struttura non è mai riuscita a rispondere alla domanda, che nel frattempo è aumentata tantissimo, spinta dalla prescrizione dei medici. E così è stato necessario continuare ad importare la sostanza dall’estero, in particolare dall’Olanda, spendendo di più ed esponendosi a interruzioni delle forniture legati ai problemi di produzione in quel Paese.

Consumi quadruplicati - In quattro anni, del resto, i consumi italiani sono quadruplicati. Nel 2021 sono infatti stati usati 1.271 chili (5,5 milioni di dosi da 0,25 grammi) contro i 351 del 2017. Tra l’altro, hanno denunciato le associazioni dei malati, comunque i quantitativi dell’anno scorso sono stati inferiori alla domanda e in certe aree d’Italia qualcuno non è riuscito ad ottenere tutta la sostanza di cui aveva bisogno. Il farmaceutico militare l’anno scorso è arrivato a produrre solo una piccola parte di quanto consumato, cioè 150 chili, e il progetto per quest’anno è di raddoppiare le quantità, grazie alla costruzione di nuove serre. Evidentemente si tratta di quantità che non permettono l’Italia di diventare autonoma. Per questo si è deciso di coinvolgere i privati, cambiamento per il quale ha lavorato il ministro alla Salute Roberto Speranza, che sul tema ha chiuso un accordo con il ministero della Difesa.

Il bando per i privati - È stata aperta così una “manifestazione di interesse a partecipare alla selezione qualitativa di operatori economici” con scadenza il 27 giugno 2022. Ci sono varie aziende, anche multinazionali, che possono essere interessate ad entrare nel campo della produzione della cannabis terapeutica, un mercato destinato a crescere, come dicono i dati sulla domanda. E infatti già in 12 si sono fatti avanti. Il bando prevede che le piante vengano inviate all’istituto militare fiorentino, che si occupa della trasformazione farmaceutica e della distribuzione nelle Regioni, come già avviene adesso per la sostanza che produce. Se poi dovesse addirittura esserci un eccesso di produzione, si spiega nell’accordo, la cannabis potrà essere esportata.

“Un passo verso l’autosufficienza” - “L’interesse dei privati è un dato molto positivo - dice il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa - E’ stata una nostra scommessa quella di aprire ai privati. Facciamo un altro passo di avvicinamento all’autosufficienza, tra l’altro risparmiando sulle spese di importazione”. Costa spiega che tra chi si presenterà entro fine giugno verranno poi scelti coloro che hanno i requisiti, indicati nel bando, e si farà la gara per individuare i fornitori dello Stato.