di Marco Preve
La Repubblica, 17 dicembre 2023
Il procedimento era iniziato nel 1985 e i due cittadini coinvolti avevano ottenuto l’indennizzo previsto dalla legge Pinto. Le due toghe, con il rito abbreviato, hanno pagato il 50% di quanto chiesto dal pm. Due magistrati genovesi sono stati chiamati a risarcire lo Stato che, a causa della loro negligenza, dovette versare a due cittadini un indennizzo in quanto vittime di un processo che si trascinò irragionevolmente oltre i limiti fissati dalla legge Pinto del 2001, quella che stabilisce appunto i principi “di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo”. È un caso piuttosto raro quello trattato dal processo per danno erariale dalla Corte dei Conti della Liguria. Il tema della responsabilità civile dei magistrati e della durata dei processi, infatti, è da anni al centro di un dibattito che si fa assai spesso calderone, contenitore ribollente in cui si mescolano osservazioni critiche ragionate, strumentalizzazioni politiche, interessi di parte, fake news, sensazionalismo della peggior specie.
La sentenza della Corte dei Conti riguarda due magistrati, Riccardo Realini e Giulio Gaetano De Gregorio, e un processo andato a sentenza a Genova nel 2003 ma iniziato addirittura 18 anni prima, nel 1985. Certo non si può non rimarcare come anche il riconoscimento della negligenza dei giudici non sia stato particolarmente rapido, visto che solo nel 2014 la Corte di Appello di Torino ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento di 22mila euro ciascuno alle due persone vittime di “prolungata giustizia”, mentre ci sono voluti altri dieci anni per arrivare al 15 dicembre 2023 con la sentenza contabile, di cui appunto riferiamo, per danno erariale.
A dare un’idea del tempo trascorso, anzi delle epoche, basti il fatto che i due magistrati sono stati citati per il loro ruolo di “giudici istruttori” figura poi soppressa con la riforma del codice di procedura penale del 1989. Entrambi, spiegano in sentenza i giudici contabili del collegio (la presidente Emma Rosati e con lei i colleghi Alessandro Benigni e Adriana Del Pozzo) sono finiti nei guai “in relazione ad un caso di accertata irragionevole durata del processo… ritenendo i medesimi responsabili, a titolo di colpa grave, del danno inferto al Ministero della Giustizia, destinatario di un’ingiunzione di pagamento a titolo di equa riparazione del danno non patrimoniale da eccessiva durata processuale”.
Secondo quanto stabilito dalla Corte di Appello di Torino, quando condannò il Ministero a risarcire i due cittadini vittime del processo iperdilatato, emergerebbe “un’anomala durata del processo a causa del comportamento “del giudice durante il procedimento” oltre che delle parti e dei “… lunghi rinvii tra un’udienza e l’altra”.
Nei confronti di Realini, De Gregorio e di un geometra - che è stato assolto da ogni responsabilità dalla Corte - che ricopriva il ruolo di consulente tecnico d’ufficio, la procura contabile aveva chiesto un risarcimento complessivo per 17mila e 300 euro. La sentenza distingue molto nitidamente il livello di responsabilità fra i due imputati: “Realini, magistrato assegnatario del giudizio dal 1985 al 1996, e De Gregorio, investito dell’ufficio nell’anno 2000, avrebbero gestito il giudizio di primo grado, ciascuno per la frazione oggetto di trattazione, con palese ed inescusabile ritardo… la cui durata supera i 18 anni, così determinandosi un ritardo di oltre 13 anni… connotata da “numerosissimi” rinvii delle udienze che sarebbero immotivati e pressoché privi di attività processuale, spesso con tempi che sarebbero “dilatati ed illogici”“.
Sia Realini che De Gregorio hanno preferito non affrontare la sentenza bensì aderire al giudizio abbreviato che nella giurisdizione contabile equivale ad uno sconto rispetto alla richiesta della procura. Realini ha così deciso di pagare 5 mila euro, ossia il 45% del danno (superiore visto che era stato titolare del fascicolo per 11 anni, ndr) che gli era stato contestato, mentre De Gregorio verserà 625 euro, ossia il 50% di quanto chiesto dall’accusa. Caso chiuso, salvo l’accertamento dei versamenti dichiarati dai due imputati, fissato dalla Corte per il 18 aprile del 2024.










