di Marta Cartabia
La Stampa, 31 gennaio 2026
Della Costituzione non si parla mai abbastanza. La nostra Carta continua a sorprenderci: anche chi la studia o la utilizza per mestiere - giudici costituzionali compresi, che la consultano continuamente anche se la conoscono quasi a memoria - la rilegge come un tesoro dove può trovare “cose vecchie e cose nuove”. Questa sorpresa nasce dalla capacità delle sue norme di restare vive nel tempo, di illuminare le svolte della storia e di orientare scelte quotidiane. La Costituzione non è un reperto archeologico: è un patto di cittadinanza per l’oggi che domanda cura, intelligenza, coraggio.
Questo libro decide di guardarla attraverso lo specchio della vita vissuta. Ogni capitolo si apre con una storia - un volto, un luogo, un fatto - e da lì passa alla riflessione giuridica e civile; poi, nella sezione Lo specchio dei tempi, affida a voci diverse la risonanza di un’eco contemporanea. È una scelta di metodo semplice e potente. Dante incomincia il Convivio riprendendo Aristotele: “Tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere”. Il cuore umano è fatto per conoscere, ma impara di più quando la conoscenza prende la forma del racconto: le storie accendono l’attenzione, ospitano le domande, permettono di vedere i principi mentre camminano. Non è un espediente letterario, ma la via più umana alla conoscenza: è attraverso Jacob a Rosarno, Chiara davanti a un colloquio di lavoro, la strage di una famiglia in fuga sull’Appennino nel 1944, la dedizione di medici e infermieri durante la pandemia di COVID-19 e tutti gli altri protagonisti che riconosciamo i lineamenti dei diritti e dei doveri. Le storie ci sottraggono all’astrazione della norma, mostrano che le parole della Carta non sono slogan, ma criteri per giudicare e per scegliere. Per questo ogni capitolo passa dalla vicenda concreta alla riflessione: l’esperienza diventa domanda, la domanda cerca una risposta nelle norme e nei principi, e Lo specchio dei tempi riporta quella risposta nel presente del lettore.
Esistono costituzioni scritte e costituzioni non scritte. Le prime si citano per articoli e commi; le seconde sono fatte di consuetudini, linguaggi, pratiche civiche. Ma anche una Costituzione scritta, come la nostra, vive del respiro di ciò che non è scritto: coscienza civica, educazione, responsabilità diffusa. Senza questo respiro la Carta si inaridisce; con questo respiro, invece, si rinnova senza tradirsi. Per questo il popolo deve rimanere vigile: la vita della Repubblica non è un automatismo, è una virtù collettiva.
Il percorso seguito dal libro rende concreto tutto questo. Dalla nascita della Repubblica e dalla promessa del lavoro ai meccanismi della democrazia e all’alleanza tra diritti e doveri; dalla memoria che ci dà radici alla solidarietà che finanzia i diritti di tutti; dall’uguaglianza che rimuove gli ostacoli alla tutela delle minoranze linguistiche e della libertà religiosa; fino alla cura della cultura e del paesaggio, ai temi dell’integrazione e della cittadinanza, alla pace, ai simboli della Repubblica, e al difficile equilibrio tra libertà di espressione e responsabilità del linguaggio. Ogni tappa parte da un fatto concreto - una persona, un’ingiustizia, un luogo - e lo trasforma in chiave di lettura della Carta.
Le pagine conclusive di ciascun capitolo, raccolte sotto la rubrica Lo specchio dei tempi, ampliano lo sguardo: studiosi, magistrati, educatori e testimoni mettono a fuoco parole-ponte - bene comune, democrazia vissuta, dignità, radici, cittadinanza - che collegano i principi alle urgenze del presente. Qui incontriamo un elemento decisivo: la Costituzione è contemporanea non quando rincorre le mode, ma quando continua a generare cittadini responsabili. Anche i simboli e i luoghi, in queste pagine, non sono mai decorazioni. La bandiera, la lingua, la memoria condivisa - ciò che chiamiamo identità nazionale - non escludono nessuno: sono il modo con cui una comunità si riconosce e si impegna a “vivere insieme”, senza nostalgia e senza amnesie. È un’appartenenza concreta, capace di accogliere storie diverse, che tiene insieme radici e responsabilità pubbliche. Così la cittadinanza non è un’appartenenza burocratica, ma un legame che si rinnova nell’esercizio dei diritti e dei doveri; e la cura della cultura, dell’ambiente e del paesaggio diventa il banco di prova di un patriottismo quotidiano: vigilare contro gli abusi, proteggere la bellezza, lasciare a chi viene dopo di noi un mondo più abitabile. Su questo sfondo, anche la parola pace smette d’essere un sentimento vago e si traduce in scelte: educare al dialogo, rifiutare la violenza delle parole, cercare il bene possibile nelle situazioni concrete. In fondo, la lezione che si ricava è semplice e impegnativa: i diritti maturano quando diventano pratiche condivise. Questo vale per la cittadinanza digitale - dove ogni clic lascia tracce e richiede consapevolezza - e per la scuola, che domanda adulti capaci di scommettere sul futuro dei ragazzi; vale per la sanità pubblica, che ha bisogno della fiducia di tutti; vale per la libertà di parola, che cresce nella misura in cui accettiamo il confronto senza ridurlo a tifoseria. Così la Costituzione esce dalle aule ed entra nelle case.
I principi costituzionali non abitano le pagine, abitano le vite. È nella vita concreta che la libertà si misura con i suoi confini e con i suoi doveri; che le parole possono ferire o guarire e che la responsabilità del linguaggio diventa educazione alla convivenza; che la scuola torna a essere laboratorio di cittadinanza - il luogo in cui si impara a leggere il mondo e a crescere, perché “ciascuno cresce solo se sognato”, se qualcuno sa guardarlo per ciò che può diventare; che la salute è davvero un diritto fondamentale e un interesse della collettività, e chiede cura pubblica e gesti quotidiani di solidarietà; che la libertà di espressione non coincide con il conformismo del tempo, ma chiede il coraggio del confronto e del dissenso, senza censura e senza fanatismi.
In questo senso, il viaggio proposto non consegna risposte prefabbricate: educa a distinguere, a pesare le parole, a tenere insieme i diritti e i doveri, la dignità di ciascuno e il bene di tutti. Il lettore troverà in queste pagine una doppia promessa: capire e agire. Capire, perché i principi sono spiegati senza gergo, con esempi chiari e con il richiamo agli articoli - dall’eguaglianza dell’art. 3 alla libertà di espressione dell’art. 21, dalla bandiera dell’art. 12 alla salute dell’art. 32, senza dimenticare la libertà personale dell’art. 13 e il diritto-dovere all’istruzione dell’art. 34, passando per il dovere di contribuire alle spese pubbliche dell’art. 53 e per i doveri di chi esercita funzioni pubbliche dell’art. 54. Agire, perché dalle storie emergono strade praticabili: partecipare, pagare le tasse, proteggere i vulnerabili, custodire i luoghi, insegnare bene, usare le parole con responsabilità.
Anche la Costituzione, dunque, racconta una storia: la storia di chi ha lottato per scriverla, ma, soprattutto, la storia che tocca a noi continuare a scrivere, perché quelle parole restino vive e feconde. Rileggerla non è un rito per addetti ai lavori: è la forma ordinaria della cittadinanza. Per questo non se ne parla mai abbastanza: ogni generazione deve tornarvi come a una sorgente e ogni volta può scoprire qualcosa che non aveva visto. Questo libro invita a fare proprio quel gesto: guardare la Costituzione allo specchio delle nostre vite e trarne sempre di nuovo un nutrimento per la vita insieme. È un invito a leggere, discutere, dissentire, cambiare senza smarrire l’orientamento; a tenere insieme memoria e futuro, principi e pratiche, diritti e doveri; a custodire il bene comune e a riconoscere, nella trama delle storie, la promessa della nostra Carta: uguale dignità, libertà, pace e giustizia per tutti.










