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di Francesca Del Vecchio

La Stampa, 13 maggio 2025

Isabella Merzagora: “I segnali per capire se in carcere si mente ci sono, la certezza no”. Concessione di misure alternative e ho capito che si può sbagliare: un leone in gabbia e un leone nella savana sono due cose molto diverse”. Per la professoressa Isabella Merzagora, già docente di Criminologia alla Statale di Milano, “non si può avere la certezza al 100%” che il detenuto a cui viene concessa la misura alternativa, come la semi-libertà per lavoro, non commetta un nuovo reato. Ma attenzione a semplificare: “Esistono procedure, tempi. Sono permessi che vengono concessi dopo lunghe valutazioni”.

Professoressa, quando si concede una misura alternativa?

“Innanzitutto dipende dai tempi della condanna. La semi-libertà, per esempio, si può avere dopo aver scontato una parte della pena. E la pena dipende anche dalle circostanze del reato. Poi, esiste un’équipe di osservazione e trattamento che fa una relazione basata sul percorso rieducativo e su quello di revisione di quanto il soggetto ha fatto”.

Cioè, se si è “pentito”?

“Esatto. E qualora la valutazione sia positiva, allora si possono dare le misure alternative alla detenzione”.

Si può sbagliare una valutazione?

“Purtroppo sì, ed è evidente che nel caso di Emanuele De Maria sia stato commesso qualche errore, purtroppo sulla pelle delle vittime. Ma è sbagliato demonizzare la commissione di valutazione. Ho fatto l’esperto in carcere quando ero giovane e ho imparato che il leone in gabbia e il leone nella savana non sono la stessa cosa”.

Cosa intende?

“È difficile valutare una persona che è in vincoli, che non può fare più di tanto. Nonostante i lunghi colloqui e il percorso di rieducazione, i detenuti cercano di presentarsi al meglio per poter avere dei benefici. Gli operatori giudicano con tutti gli strumenti che hanno ha disposizione”.

Come si fa a riconoscere un pentimento non sincero?

“Ci sono dei segnali che fanno capire se un detenuto sta mentendo. E se lo fa è per poter uscire, quindi deve farlo “bene”, deve essere attento. Questo gli operatori lo sanno. Ma la certezza non c’è mai”.

L’episodio di Milano mette in discussione la bontà delle misure alternative alla detenzione?

“Quanti casi abbiamo visto in cui le misure alternative, invece, sono andate bene? Quelle non fanno notizia. Ma sono sicuramente di più di quelle che vanno male. Come sempre, non bisogna generalizzare”.