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di Bernard Guetta*


La Repubblica, 1 settembre 2020

 

L'Ue si renderà utile ai manifestanti di Minsk e alla libertà continuando a proporsi come mediatrice. È un ideale che non conosce frontiere. È quell'ideale ad aver fatto cadere la Cortina di ferro nel 1989. È quell'ideale ad aver fatto insorgere gli iraniani per sei mesi, nel 2009. È ancora quell'ideale ad aver animato le Primavere arabe del 2011, la loro forza e il loro insuccesso momentaneo ricordano da vicino la primavera in Europa del 1848. È sempre quello stesso ideale, infine, ad aver fatto insorgere Hong Kong prima di infondere nei bielorussi il coraggio di sfidare il loro dittatore. Quello stesso ideale di libertà lascia presagire - non ci sono più dubbi - il risveglio di una Russia che da troppo tempo si sente stanca di un ritorno al passato.

E dunque, no! Non dobbiamo permettere a nessuno - non a un solo Xi, non a un solo ideologo delle nuove destre, non a un solo Putin o Orbán - di mettere in discussione l'universalità degli ideali di democrazia e legalità, diventati valori fondanti dell'Unione europea. Dobbiamo continuare a difenderli, invece, sempre e ovunque, perché tutto il genere umano li condivide e perché quei valori sono la nostra forza. La rivoluzione bielorussa, tuttavia, ci insegna anche altro. Ci fa capire che il regime russo ha raggiunto i suoi limiti. Putin ha annesso la Crimea, ma ha perso l'Ucraina. Nella zona orientale di quel Paese ha portato la guerra, ma adesso sarà obbligato a scegliere se ritirarsi o prenderne in carico la ricostruzione. In Ucraina Putin ha condotto la Russia in un vicolo cieco, proprio mentre in Libia la situazione non è certo più semplice e mentre in Medio Oriente il regime iraniano, suo unico alleato, va perdendo terreno in Iraq e in Libano e sprofonda in una crisi economica che ne aumenta di continuo l'impopolarità.

In quella povera potenza che è la Russia, il potere del regime russo di arrecare danni è considerevole, ma soltanto le sue armi sono moderne. Le infrastrutture, infatti, sono fatiscenti; il livello di vita è basso e le entrate derivanti dal commercio del petrolio sono in caduta libera. Di conseguenza, in Russia si va espandendo il malcontento sociale. La popolarità del suo presidente non fa che recedere, e la concomitanza delle proteste a Chabarovsk e a Minsk preoccupa Putin che, prima ancora che scoppiassero, aveva già in mente di governare esclusivamente nell'ombra e di lasciare in prima linea soltanto dei prestanomi.

Quel regime, insomma, si sta indebolendo proprio ora che la fermezza dei bielorussi lo costringe a scegliere tra varie opzioni ugualmente rischiose. Una è intervenire con l'esercito a Minsk, creandovi la stessa russofobia presente a Kiev. Un'altra è continuare a inviare truppe ausiliarie civili e di polizia che non saranno sufficienti, però, a salvare il regime al potere. Un'altra ancora è sostituire Alexander Lukashenko, ipotesi che, per quanto negoziata con il Cremlino, potrebbe far venire ai russi qualche altra idea. Per Vladimir Putin, la prossima mossa è così difficile che non stupisce, purtroppo, che si sia voluto attentare alla vita di Alexej Navalnyj, l'unico avversario in grado di incarnare la possibilità di un passaggio di poteri dai tempi dell'assassinio di Boris Nemtsov cinque anni fa.

Gli amici di Putin si accaniscono a fargli terra bruciata intorno. Premesso ciò, la preoccupazione del regime - e terzo insegnamento della rivoluzione bielorussa - è che l'Unione europea deve continuare tanto quanto i bielorussi a prestare grande attenzione per evitare che quel Paese diventi la posta in gioco di una sfida di potere.

L'Unione si renderà utile ai bielorussi e alla libertà continuando a proporsi come mediatrice. L'Ue riuscirà ad avere un ruolo concreto in questa crisi se esigerà, senza sosta, la liberazione dei prigionieri politici, se promuoverà un movimento d'opinione nei 27 Stati che la compongono, se eserciterà pressioni su Lukashenko affinché torni alla ragione, se chiederà di essere ricevuta immediatamente dal presidente russo per invitarlo a essere realista, prendendo a testimoni il mondo intero e il suo Paese. A Putin è indispensabile dire: "Vuole contare qualcosa? Vuole che la Russia abbia peso nel mondo? Ebbene, allora difenda il diritto e l'armonia in Bielorussia e, così facendo, difenderà gli interessi della Russia, la sua immagine, la sua autorità e il suo ruolo di potenza responsabile, invece di minarli di continuo".

 

*Traduzione di Anna Bissanti