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di Chiara Saraceno


La Stampa, 9 gennaio 2021

 

È assodato che il Covid 19 sta allargando le disparità sociali. Nel pensare a come programmare la ripresa occorre tenerne conto per evitare che chi è stato maggiormente colpito venga lasciato ai margini con conseguenze irreversibili. Gli effetti della crisi occupazionale dovuta all'emergenza sanitaria si sono, infatti, in prevalenza ripercossi sulle componenti già più vulnerabili del mercato del lavoro (giovani, donne e stranieri), sulle posizioni lavorative meno tutelate e nell'area del Paese che già prima dell'emergenza mostrava le condizioni occupazionali più difficili, il Mezzogiorno.

A fronte di un calo complessivo dell'occupazione nel secondo trimestre dell'1, 9%, tra i giovani 15-34 il calo nello stesso periodo era stato del 3, 2 %, per le donne del 2, 2 %, tra gli stranieri di entrambi i sessi e di ogni età del 5, 5 %. La piccola ripresa del terzo trimestre è stata probabilmente vanificata dalle successive chiusure. Si aggiunga la nuova, imprevista, disuguaglianza tra chi ha una occupazione che può essere effettuata a distanza, quindi è più protetta sia dalle restrizioni, sia dal contagio, ed invece chi ha una occupazione che può essere svolta solo in presenza, quindi a rischio sia di contagio sia di perdita di lavoro nel caso di riduzione dell'attività. A parte le professioni sanitarie, questo secondo tipo di occupazioni - nel settore privato - è per lo più a bassa qualifica e bassa remunerazione.

I vari e successivi "ristori" hanno compensato solo in parte le perdite economiche di individui e famiglie, oltre a creare, pur nell'allargamento delle forme di protezione, nuove forme di diseguaglianza tra più e meno protetti. Per altro, anche la maggiore protezione offerta a chi può accedere alla cassa integrazione sotto l'ombrello del divieto di licenziamento, non può nascondere il rischio che molti di costoro si troveranno senza lavoro, andando così ad ingrossare l'esercito dei disoccupati, quando il divieto non verrà più prorogato e le aziende più o meno stremate non potranno riassorbirli. Non stupisce che ad agosto, quando si pensava che il peggio fosse alle spalle, poco meno di un quarto (23%) delle famiglie intervistate nell'Indagine speciale sulle famiglie della Banca d'Italia si aspettasse un forte peggioramento delle proprie condizioni economiche, dopo aver toccato il 40% a maggio.

Visto come sono andate le cose da ottobre in poi, è altamente probabile che si sia tornati alle percentuali di maggio. Del resto, osservatori come il Banco Alimentare, Caritas, Action AID, Save the children e altri stimano che la povertà assoluta sia raddoppiata, arrivando a sfiorare i tre milioni di famiglie. Ma c'è chi ha invece aumentato la propria ricchezza, in parte a causa del contenimento forzoso dei consumi. Secondo uno studio di Ref del novembre scorso, solo nella prima metà del 2020, i risparmi delle famiglie sono aumentati di ben 42 miliardi di euro. Ma questo accumulo riflette situazioni asimmetriche, fra quanti hanno mantenuto i loro redditi sostanzialmente invariati, e hanno quindi aumentato la loro ricchezza, e quanti invece hanno subito in misura più immediata le conseguenze della crisi, e hanno dovuto usare i propri risparmi per fare fronte alle spese.

Le disuguaglianze sono aumentate anche tra bambine/i e adolescenti per cause legate alla loro propria esperienza. Il lockdown di questa primavera, la scuola a singhiozzo di questo primo quadrimestre, la didattica a distanza imposta a tutti gli studenti della scuola secondaria superiore e, in alcune regioni, anche di quella inferiore (in Campania e Puglia anche dal nido in su) hanno prodotto difficoltà per tutti. Ma per le bambine/i e adolescenti in condizione di svantaggio queste rischiano di aggravare situazioni fragili e difficilmente recuperabili. Eppure nulla è stato pensato e organizzato in modo sistematico per contrastare questo esito, né durante la lunga pausa estiva né dopo.

Non si può aspettare oltre. Per i giovani e gli adulti senza lavoro o a rischio di perderlo occorre prevedere attività di formazione e consulenza che li indirizzino verso le opportunità che pure ci sono, o che è probabile si aprano. Per sostenere l'occupazione delle donne, cui la pandemia ha ulteriormente ridotto le possibilità di conciliazione lavoro-famiglia, occorre rafforzare radicalmente l'offerta di servizi di cura di qualità e accessibili. Per le bambine/i e adolescenti cui la pandemia rischia di ridurre fortemente le possibilità di sviluppo delle capacità occorre investire nel rafforzamento delle opportunità educative, dal nido in su, in attività di accompagnamento e tutoraggio, e in una didattica capace di farne fiorire le capacità, contrastando le disuguaglianze che si trasformano in destino.