di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 luglio 2026
Il Comitato per la prevenzione della tortura accende i riflettori sulle carceri bollenti. L’iniziativa dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione: 330 persone in visita in 35 istituti. Dalle antiche segrete sotterranee che tenevano “al fresco” i prigionieri in tempi in cui non esisteva il diritto, al caldo soffocante delle attuali carceri, la pena inumana è ancora il comune denominatore. Non a caso ieri, concludendo la sessione aperta il 6 luglio a Strasburgo, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d’Europa ha acceso un faro sull’impatto della crisi climatica nei luoghi di privazione della libertà evidenziando come le ondate di calore colpiscano in modo particolarmente grave le persone detenute - condizioni che il sovraffollamento rende ancora più insostenibili - e chiedendo agli stati membri interventi immediati. “Garantire acqua potabile, ventilazione, ombreggiamento, accesso agli spazi esterni nelle ore più sicure e interventi di adattamento degli edifici non è una questione di comfort, ma di tutela dei diritti fondamentali”, ha sottolineato Elisabetta Zamparutti che del Cpt è la componente italiana.
Oltre alle 18 mila persone detenute in più rispetto alla capienza effettiva, rinchiuse in celle arroventate, in molti penitenziari sono state riscontrate forti carenze igienico sanitarie, a cominciare da Sollicciano che per questo motivo il mese scorso è stato sottoposto a sequestro preventivo da parte della magistratura. Al provvedimento però è seguita una incredibile circolare del provveditorato regionale del Dap della Toscana che invita i direttori degli altri istituti ad accogliere i detenuti trasferiti da Sollicciano in ogni modo, perfino ricorrendo a brande o materassi buttati a terra. Una disposizione che, ancora ieri, Roberto Giachetti non ha esitato a definire “fuorilegge”, chiedendone l’immediato ritiro.
“È inaccettabile - scrive in una nota il deputato di Iv insieme a Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino - trasformare l’emergenza in regola e chiedere agli istituti di arrangiarsi, anche oltre i limiti della dignità umana. In queste condizioni, ogni ulteriore trasferimento rischia solo di allargare l’emergenza. Servono invece interventi urgenti, strutturali e immediati come la liberazione anticipata speciale” contenuta in una proposta dello stesso Giachetti che è rimasta lettera morta.
Ecco perché in qualche modo Sollicciano si potrebbe idealmente definire il punto di partenza dell’iniziativa promossa dall’”Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione” che martedì 14 luglio porterà 330 persone all’interno di 35 istituti penitenziari italiani di 29 città. Entreranno per guardare con i loro occhi, i delegati della ventina di associazioni (da Antigone a Acli, Arci, Cnca, Cgil, Conferenza dei Garanti territoriali dei detenuti, Ristretti orizzonti ecc.) che lo scorso 6 febbraio ha fatto rete per la prima volta, nella comune volontà di ricordare che l’articolo 27 della Carta parla di pene - non solo di carcere - che non devono essere contrarie al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
L’Alleanza intende “costruire un percorso comune per promuovere politiche di depenalizzazione, decarcerizzazione e umanizzazione della pena, contrastando una stagione segnata dall’espansione del diritto penale, dall’aumento del ricorso alla detenzione e dalla progressiva chiusura del carcere nei confronti della società esterna”. Alle organizzazioni della rete si uniranno esponenti delle istituzioni, delle università, della cultura e della società civile, tra cui Alessandro Bergonzoni, Daria Bignardi, Ascanio Celestini, Marco Damilano, Davide Dileo (Boosta), Luigi Piana, Vanessa Roghi e Pietro Sermonti.
Ricorda l’Arci che “le associazioni dell’Alleanza entreranno contemporaneamente in decine di istituti penitenziari, nella convinzione che il carcere debba tornare a essere conosciuto, osservato e discusso dalla società. Come ricordava Piero Calamandrei, per comprendere davvero il funzionamento della giustizia è necessario vedere il carcere”. E infatti, malgrado le condizioni di degrado siano riscontrabili in tutti i penitenziari italiani, con sfumature risibili, da quelli maggiormente monitorati arrivano più frequentemente le denunce. Ieri a Milano, il garante Luigi Pagano e la sottocommissione del comune hanno diramato una nota per avvertire che a San Vittore, Opera, Bollate e nell’Ipm Beccaria la situazione “è drammatica e fuori controllo” con indici di sovraffollamento che arrivano al 220%.










