di Annamaria Alborghetti*
Ristretti Orizzonti, 19 settembre 2020
Un paio di giorni fa i giornali riportavano la notizia del permesso premio concesso a un detenuto di Padova, il sig. Giuseppe Montanti, condannato all'ergastolo per l'omicidio del dr. Livatino. Notizia ripresa anche dal TG, con tanto di immagini di repertorio.
Da circa 6 anni assisto il sig. Montanti, ho presentato nel suo interesse numerose istanze e sento il dovere di dire alcune cose. A parte l'inesattezza della notizia riportata in quanto il sig. Montanti non ha usufruito del permesso grazie alla sentenza 253/19 della Corte Costituzionale ma a seguito dell'accertamento, da parte del Tribunale di Sorveglianza, su mia istanza, della collaborazione impossibile, istituto che da oltre dieci anni consente di superare il divieto totale di accesso alle misure alternative per coloro che hanno subito condanne per reati di mafia, ciò che mi ha colpito è la messa a nudo del percorso carcerario del sig. Montanti nei suoi 20 anni di detenzione. Francamente ritengo che il trattamento, finalizzato alla rieducazione del condannato, sia uno strumento molto delicato, da maneggiare con cura. E' una strada irta di ostacoli, spesso in salita e dissestata. E' fatta di momenti dolorosi, di cadute e risalite.
Dietro c'è la fatica di educatori, psicologi, insegnanti e volontari. E c'è la fatica del detenuto che è accompagnato da tutte queste figure ma che alla fine è solo con sé stesso e con la condanna che gli pesa addosso. E c'è anche la fatica del difensore che nelle scelte difensive deve tenere conto di tutto ciò, perché se non ne tiene conto magari avrà fatto una bellissima istanza, giuridicamente perfetta, ma non avrà fatto l'interesse del proprio assistito. Per questo penso che del percorso trattamentale di un detenuto si debba parlare con delicatezza, con il rispetto dovuto a lui e a tutti gli altri soggetti coinvolti.
Non so come quel provvedimento sia giunto alla stampa, io non l'avrei mai reso di pubblico dominio, perché ritengo che il diritto alla riservatezza sia un bene prezioso che non viene meno con la perdita della libertà ma che va sempre tutelato, per il rispetto di tutti, vittime comprese.
*Avvocato










