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di Paolo Rodari


La Repubblica, 15 giugno 2021

 

Pubblicato il messaggio del Papa per la Giornata Mondiale dei Poveri che sarà celebrata il 14 prossimo novembre. Un testo non scontato, nel quale dopo un anno e mezzo di pandemia chiede risposte per la piaga della disoccupazione, denuncia una finanza senza scrupoli che crea sempre nuove trappole dell'indigenza e dell'esclusione, e ricorda come a pagare il prezzo più altro siano sempre i poveri che vivono in condizioni disumane. Sono alcuni spunti contenuti nel messaggio del Papa per la Giornata Mondiale dei Poveri. Il testo è stato reso noto oggi. La Giornata sarà celebrata il 14 prossimo novembre.

Con la pandemia, dice Francesco, "si è aggiunta un'altra piaga che ha moltiplicato ulteriormente i poveri". "Uno sguardo attento richiede che si trovino le soluzioni più idonee per combattere il virus a livello mondiale, senza mirare a interessi di parte. In particolare, è urgente dare risposte concrete a quanti patiscono la disoccupazione, che colpisce in maniera drammatica tanti padri di famiglia, donne e giovani".

Per il Papa la povertà è frutto di un sistema "senza scrupoli". C'è chi considera i poveri "un peso intollerabile per un sistema economico che pone al centro l'interesse di alcune categorie privilegiate". Ma "un mercato che ignora o seleziona i principi etici crea condizioni disumane che si abbattono su persone che vivono già in condizioni precarie". "Si assiste così - dice ancora Francesco - alla creazione di sempre nuove trappole dell'indigenza e dell'esclusione, prodotte da attori economici e finanziari senza scrupoli, privi di senso umanitario e responsabilità sociale".

La presenza dei poveri nelle nostre società, spiega ancora il Papa, "è costante, ma non deve indurre a un'abitudine che diventa indifferenza, bensì coinvolgere in una condivisione di vita che non ammette deleghe. I poveri non sono persone 'esterne' alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per alleviare il loro disagio e l'emarginazione, perché venga loro restituita la dignità perduta e assicurata l'inclusione sociale necessaria".

Papa Francesco sottolinea che "un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato, mentre la condivisione genera fratellanza. L'elemosina è occasionale; la condivisione invece è duratura. La prima rischia di gratificare chi la compie e di umiliare chi la riceve; la seconda rafforza la solidarietà e pone le premesse necessarie per raggiungere la giustizia. Insomma, i credenti, quando vogliono vedere di persona Gesù e toccarlo con mano, sanno dove rivolgersi: i poveri sono sacramento di Cristo, rappresentano la sua persona e rinviano a Lui", rileva il Pontefice concludendo: "Non si tratta di alleggerire la nostra coscienza facendo qualche elemosina, ma piuttosto di contrastare la cultura dell'indifferenza e dell'ingiustizia con cui ci si pone nei confronti dei poveri".

Il Papa ricorda che essere cristiani "implica la scelta di non accumulare tesori sulla terra, che danno l'illusione di una sicurezza in realtà fragile ed effimera. Al contrario, richiede la disponibilità a liberarsi da ogni vincolo che impedisce di raggiungere la vera felicità e beatitudine, per riconoscere ciò che è duraturo e non può essere distrutto da niente e nessuno". E ancora: "Se non si sceglie di diventare poveri di ricchezze effimere, di potere mondano e di vanagloria, non si sarà mai in grado di donare la vita per amore; si vivrà un'esistenza frammentaria, piena di buoni propositi ma inefficace per trasformare il mondo. Si tratta, pertanto, di aprirsi decisamente alla grazia di Cristo, che può renderci testimoni della sua carità senza limiti e restituire credibilità alla nostra presenza nel mondo".

Il pensiero del vescovo di Roma è rivolto anche alle donne, "così spesso discriminate e tenute lontano dai posti di responsabilità, nelle pagine dei Vangeli sono invece protagoniste nella storia della rivelazione". Riferendosi alla donna citata dal Vangelo, che porta il profumo per Gesù, e viene criticata dagli altri, il Papa dice: "Questa donna anonima, destinata forse per questo a rappresentare l'intero universo femminile che nel corso dei secoli non avrà voce e subirà violenze, inaugura la significativa presenza di donne che prendono parte al momento culminante della vita di Cristo: la sua crocifissione, morte e sepoltura e la sua apparizione da Risorto".