di Susanna Ronconi*
Il Manifesto, 2 settembre 2026
Nemmeno Trump riesce a cancellare del tutto la Riduzione del danno (RdD) negli Stati uniti, pur osteggiandola ideologicamente e ridimensionandone i fondi, ha la necessità di evitare un impopolare trend di crescita delle morti per overdose da fentanyl. Intanto e invece, la destra italiana resta incatenata al trentennale palo del ‘la RdD è fallimentare’ se non ‘rinunciataria’. Essendo la prima affermazione contraria all’evidenza a livello globale e locale (‘evidenza’, chi è costei?) e la seconda un curioso testacoda, stante che è la politica che per sua missione non rinuncia a promuovere salute, benessere e vita di chi usa.
L’ultimo esempio di morte dell’evidenza e testacoda del buon senso accade a Torino, Parco Sempione, scena aperta del crack, rifugio di una popolazione segnata da marginalità, Zona rossa privilegiata per rastrellamenti polizieschi tanto ricorrenti quanto inutili. Nadia, consumatrice di crack, frequentatrice del parco, conosciuta e benvoluta da tutti quelli che il parco lo abitano, muore di overdose sotto ferragosto. C’è chi questa morte la piange, e ne fa occasione per ragionare su che fare perché le morti per overdose siano evitabili. E c’è chi le morti le usa mediaticamente con un nuovo testacoda: invocare la cancellazione proprio di quelle politiche che le prevengono. Campagna politica rilanciata dall’assessore della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, FdI, che dichiara che la morte di Nadia dimostra l’inutilità della RdD, dimostra che “per salvare la vita ai tossicodipendenti bisogna liberarli dagli stupefacenti” e auspica che “si ravveda chi ha montato una campagna di partito sulla distribuzione delle pipette da crack”.
Andando per ordine: la RdD è arrivata a colmare una irrazionalità colpevole delle politiche anni 80 e 90, quelle che si occupavano del 15% che chiedeva un trattamento drug-free e che si disinteressavano totalmente dell’85% che continuava a usare, a cui non veniva offerto nulla, della cui salute e vita non importava nulla. Una ‘tanatopolitica’, una intenzionale politica della morte che decideva chi doveva vivere e chi no, che ha destinato generazioni di consumatori alla morte e alla malattia. La RdD ha risalito questa china: a Torino dalla metà degli anni ‘90 le morti per overdose anche grazie alla RdD sono in calo costante, come a livello nazionale, dove sono passate da una media di 1500-2000 morti all’anno alle attuali 200-230.
Attaccare la RdD e invocare l’astinenza come unica soluzione significa riproporre oggi la tanatopolitica degli anni ‘90, decidere che - di nuovo - quell’85% non merita né welfare né servizi, se la cavi da sé. Muoia. Gli operatori torinesi della RdD, invece, che a Parco Sempione ci vanno, dicono che quelle quattro ore settimanali a loro disposizione per 120 persone presenti sono pochissime, che è necessaria una maggiore copertura, sinergia tra servizi, una presa in carico anche sociale. La ASL tiene, sulla RdD, che in Piemonte è soprattutto pubblica, ma non investe, anche se ha un bacino di utenza maggioritario. Il Comune di Torino sulla RdD c’è, e qui veniamo all’ultima citazione di Marrone sulle pipette, attacco alle giunte di centrosinistra, da Bologna in poi. Anche qui i testacoda del buon senso abbondano: la distribuzione di materiali sterili è un LEA nazionale e regionale della RdD, dunque è dovuta; l’azione di FdI contro il comune di Bologna per le pipette sterili pare non essere stata abbastanza da suggerire alla destra il senso del ridicolo. E infine all’assessore mancano i fondamentali: le pipette non prevengono l’overdose, ma infezioni e contagi. Il suo argomentare è come dire: aboliamo gli antibiotici perché non prevengono gli ictus. La tanatopolitica della destra è una minaccia seria, ma a volte si è costretti all’umorismo.









