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di Raffaele Sardo


La Repubblica, 7 luglio 2021

 

Manganelli, Colucci e Costanzo negano di aver ordinato le violenze. È stato il giorno degli interrogatori dei "dirigenti" della polizia penitenziaria. I comandanti. Nell'aula 5 al primo piano si sono presentati davanti al Gip Sergio Enea, Pasquale Colucci comandante degli agenti di Secondigliano che guidava il "Gruppo di supporto agli interventi", istituito proprio da Antonio Fullone, il provveditore all'amministrazione penitenziaria della Campania, nei giorni dell'emergenza carceri durante il lockdown. Interrogato anche Gaetano Manganelli (difeso dall'avvocato Giuseppe Stellato), il comandante della penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere e Anna Rita Costanzo, commissario capo responsabile del Reparto Nilo.

Secondo quanto è trapelato dagli interrogatori, Colucci ha presentato una memoria scritta che è una lunga dichiarazione spontanea in cui, sostanzialmente, dice che non ha capito niente di ciò che stava accadendo, anche perché non era presente dall'inizio, ma sarebbe arrivato solo alle 17, mentre la perquisizione e le relative violenze da parte degli agenti penitenziari, sono cominciate molto prima, e cioè alle 15.30. Questa invece, in sostanza, la linea difensiva di Gaetano Manganelli: "Io non c'ero. Hanno fatto tutto i miei sottoposti. La perquisizione non l'ho ordinata io". Dunque sembra essere tutto uno scaricabarile, dove ognuno dei capi tenta di allontanare da sé qualsiasi responsabilità. Ma quello che hanno mostrato i video di quella giornata, e i nuovi filmati allegati agli atti e pubblicati sul sito di Repubblica, riporta ad una delle pagine più nere della nostra storia, una pagina dove tutta la catena di comando sembra coinvolta. Nel corso dell'interrogatorio davanti al Gip Sergio Enea, Anna Rita Costanzo, il commissario capo della Polizia Penitenziaria responsabile del Reparto Nilo, si è riportata a quanto aveva già dichiarato nel corso dell'interrogatorio reso nel gennaio scorso.

Costanzo è finita ai domiciliari lunedì 28 giugno su ordine del gip Sergio Enea, sempre nell'ambito dell'indagine della Procura sulle violenze ai danni di detenuti avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020. Costanzo (difesa da Vittorio Giaquinto) si presentò spontaneamente alla Procura di Santa Maria Capua Vetere per chiarire la sua posizione. Come scrive il Gip nell'ordinanza riferendosi all'interrogatorio reso dalla funzionaria a gennaio, "prezioso aiuto è stato fornito dalla collaborazione della Commissaria Costanzo, che nel suo interrogatorio ha riconosciuto altri agenti e ufficiali di Polizia Penitenziaria, che non erano stati compiutamente individuati dai detenuti".

Allora Costanzo spiegò di non essere tra gli organizzatori della perquisizione. "Io - riferì a gennaio - arrivai dopo che i comandanti si erano riuniti per distribuire i ruoli e i compiti nella stanza di Manganelli, ove l'operazione era stata pianificata; non so dire come fosse stata pianificata ed organizzata l'operazione, né lo compresi dopo. Io arrivai in istituto prima che iniziasse la perquisizione e a cose già pianificate". Nelle immagini interne del carcere determinanti per ricostruire i pestaggi avvenuti il 6 aprile 2020, Costanzo aveva il manganello in mano.

Dalla ricostruzione dei fatti che emerge dagli atti giudiziari dell'inchiesta depositati emerge che la poliziotta penitenziaria ha impartito ordini precisi ai propri uomini, come quelli relativo ad un detenuto: "Le deve avere". A un detenuto che le chiedeva, implorandola, "perché ci state facendo picchiare, aiutatemi sto subendo troppo, mi stanno uccidendo", Costanzo rispose: "Per colpa vostra sto facendo le nove di sera". Ieri sono stati sentiti anche altri agenti colpiti da misura cautelare, tra cui Raffaele Piccolo di 48 anni (omonimo di un altro agente finito ai domiciliari, che però ha 56 anni); Piccolo, difeso da Mariano Omarto, si è avvalso della facoltà di non rispondere.