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di Luciano Violante

La Repubblica, 27 marzo 2023

Quattro episodi, apparentemente privi di connessione, pongono un tema che va oltre la polemica tra parti politiche. Mi riferisco alla morte dei migranti in mare, alla mancata registrazione anagrafica dei figli di coppie omogenitoriali, all’inasprimento dei soggiorni in carcere per i figli di donne detenute, alla cancellazione del delitto di tortura. In tutti questi casi, esponenti della maggioranza politica hanno espresso valutazioni che in nome della bontà della causa sembrano trascurare la drammaticità degli effetti.

È giusto combattere i trafficanti che vendono a caro prezzo le migrazioni di disperati che fuggono dalla miseria, dalla guerra, dalle persecuzioni per costruire un avvenire migliore. Ma omettere di salvare coloro che stanno annegando può essere una accettabile conseguenza del progetto di lotta ai trafficanti? Si può ritenere disdicevole una stabile relazione omosessuale (non sono d’accordo) e da disincentivare la pratica di partorire per conto terzi dietro compenso (sono d’accordo), ma privare i bambini di una corretta iscrizione anagrafica può essere una accettabile conseguenza delle valutazioni negative su ciò che non riguarda la responsabilità di quei bambini? Certamente va disincentivata l’eventuale pratica di far figli per non andare in carcere, ma i figli che colpa ne hanno?

È certamente giusto tutelare quei dipendenti dalle forze di polizia che possono essere costretti dalle circostanze ad usare la forza. Ma la cancellazione del reato di tortura garantirebbe davvero la loro dignità professionale? A me pare che nei casi citati sia in gioco il valore della persona umana, utilizzata come mezzo per conseguire un fine: la lotta ai trafficanti, la condanna morale dell’omosessualità, la necessità della pena e della forza per garantire l’ordine sociale. Oppure, dall’altro versante del conflitto politico, per stigmatizzare le scelte dell’avversario politico.

Sulla difesa intransigente della persona umana le parti dovrebbero trovare un punto d’intesa. Questa necessità emerge in tutte le grandi questioni del nostro tempo: la guerra, l’ambiente, lo sviluppo delle tecnologie digitali. Insieme, dobbiamo evitare che una scelta politica o un’applicazione digitale possano prevalere sulla dignità umana.

Si deve fare una politica contro i trafficanti, ma si devono salvare le vite dei naufraghi. Si può punire il ricorso alla gravidanza retribuita per conto terzi, ma non si devono penalizzare i bambini frutto di quella gravidanza.

Si possono avere opinioni critiche sulle coppie omosessuali, ma non si possono considerare figli di un dio minore i bambini di quella coppia. È naturale che esista il desiderio di avere un figlio, ma non esiste un diritto al figlio mentre esiste il diritto del bambino ad avere una famiglia. Una donna che commette un reato dev’essere punita, ma non si può condannare al carcere anche il bambino; una società democratica non può non trovare un equilibrio tra il diritto di punire dello Stato e il diritto di essere libero del bambino. Le forze di polizia, infine, vanno garantite assicurando adeguate condizioni professionali, non cancellando il delitto di tortura, cancellazione che le disonorerebbe.