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 di Alessandro Parrotta*

Il Dubbio, 31 dicembre 2022

Alla vigilia del nuovo anno, il governo provvede a varare alcuni tra i punti previsti nel programma elettorale: tra questi, il decreto Sicurezza, il quale ha da subito suscitato discussioni tra i banchi dell’opposizione.

Ne ha parlato diffusamente il sottosegretario di Stato alla Giustizia, l’onorevole Andrea Delmastro, in una recente intervista a un quotidiano nazionale. Tre le principali aree di intervento del decreto Sicurezza: troviamo un pacchetto di norme sull’immigrazione; una stretta al dilagante fenomeno delle baby gang; e, infine, ulteriori interventi di tutela a favore delle donne vittime di violenza e di contrasto alla piaga dei femminicidi. Sull’immigrazione, in particolare, l’idea del ministro dell’Interno Piantedosi - spiega il sottosegretario - è stata quella di introdurre un codice di condotta per le Ong al fine di disincentivare il cosiddetto fenomeno dei “taxi del mare”. Tale convincimento deriva da quella che, in molti nella maggioranza, ritengono essere una prassi ormai consolidata tra le organizzazioni umanitarie: oltre all’attività propriamente di salvataggio, queste svolgerebbero quella di ricerca dei migranti traghettati dai trafficanti.

Da qui l’intenzione di Piantedosi di scindere, anche normativamente, i due comportamenti. In altri termini, l’idea del governo Meloni, che si ritiene di poter realizzare in conformità alle convenzioni internazionali e alle norme nazionali sul salvataggio della vita in mare, è quella di esigere da parte delle Ong di comunicare immediatamente e tempestivamente al competente centro di coordinamento e allo Stato di bandiera le operazioni di soccorso effettuate (sempre comunque in ossequio a quanto indicato dalle competenti Autorità locali per la ricerca e il soccorso in mare). Effettuata la comunicazione, deve essere, senza indugi, richiesta l’assegnazione del porto sicuro in cui sbarcare senza che tale procedura ingeneri “soccorsi multipli” o navi stazionanti per giorni in mare nella zona Sar, in attesa di altre eventuali imbarcazioni di migranti.

L’adozione di tale Codice di condotta implica che, qualora esso non fosse rispettato nelle sue linee di fondo, scatterebbero sanzioni, amministrative di carattere pecuniario, oltre che il fermo dell’imbarcazione e, nei casi di violazioni più gravi, il sequestro e la confisca della nave.

Gli altri due temi - sui quali peraltro potrebbe esserci un rinvio dell’entrata in vigore, con il nuovo anno - sono quelli in materia di contrasto alla criminalità giovanile e alla violenza sulle donne. Sul primo, l’idea, che secondo il sottosegretario Delmastro avrebbe anche un valore in qualche modo “pedagogico”, è di aiutare i minori a “rimeditare sui propri errori e tornare sulla retta via”, attraverso l’introduzione di un “daspo urbano” per i minorenni over 14, prevedendo l’interdizione dai locali pubblici e dai luoghi della movida. Misure che evocano un po’ quelle da anni adottate per il contrasto della violenza in occasioni delle manifestazioni sportive e che qui, appunto, costituirebbero la risposta al fenomeno delle baby gang.

Sul secondo tema, da subito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto ribadire l’importanza della prevenzione, oltre alla protezione e alla certezza della pena. È intenzione dell’Esecutivo, infatti, rafforzare l’efficacia deterrente del provvedimento amministrativo dell’ammonimento, di competenza questorile, nonché inasprire le pene per chi, già ammonito, viola la legge. Sia le forze dell’ordine sia gli ospedali avranno il dovere di informare le donne sui centri antiviolenza presenti nel territorio. E, dopo una prima sentenza di condanna, le vittime potranno contare su una provvisionale, alla stregua di un ristoro anticipato.

Il sottosegretario Delmastro ha, dunque, assicurato che lo spirito del nuovo governo in materia di giustizia, anche in controtendenza con le riforme del precedente Esecutivo - tra qui quella di Cartabia, che potrà verosimilmente trovare importanti modifiche (prima su tutte, quella in punto prescrizione) - è quello di una Giustizia efficiente, certa, giusta e - soprattutto - di prossimità. Il lavoro è tanto e il percorso lungo. E il raggiungimento del traguardo molto dipenderà dall’equilibrio con cui la maggioranza saprà perseguire i singoli obiettivi.

*Avvocato, direttore Ispeg - Istituto per gli studi politici, economici e giuridici